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Vaccino rende disabile un bambino marsicano, ministero condannato a risarcire la famiglia

Avezzano. E’ stato il vaccino a rende disabile un bambino marsicano. Lo hanno deciso i giudici della corte d’Appello che ha condannato il ministero a risarcire la famiglia del piccolo che ora ha problemi neuromotori. La famiglia di un bambino che ora ha sei anni ha vissuto il dramma vissuto con dignità ma l’accaduto ha sconvolto la loro vita. Difesi dagli avvocati Callisto e Antonella Terra, non si sono mai rassegnati a quella che percepivano come una grande ingiustizia. Hanno assistito con amore il proprio figlio, cercando soprattutto di rendere meno difficile la sua vita futura intraprendendo la strada giudiziaria cercando di dimostrare un nesso causale fra la vaccinazione e la grave patologia medica che ha colpito il figlio, citando in giudizio il ministero. Il bambino era stato sottoposto a una vaccinazione antipolio all’età di circa un anno. vaccinazione vaccinoErano però stati riscontrati disturbi neuromotori. Così le indagini mediche hanno portato a un’amara verità. Le condizioni del bambino peggioravano gradualmente e tutto ha ricondotto al vaccino a cui era stato sottoposto precedentemente. Coì ha preso il via la dura battaglia giudiziaria. In primo grado il giudice del Tribunale di Avezzano, Giuseppe Giordano, aveva avallato la posizione della famiglia marsicana. Il ministero, però, aveva presentato ricorso mediante l’avvocatura dello Stato. In corte d’Appello (Sannite-Di Meo-Santini) è stato riconosciuto il risarcimento nei confronti del bambino, che oggi ha 7 anni e ha grosse difficoltà a camminare, oltre ad altri disturbi. E’ stata ritenuta valida, quindi, la tesi della causa-effetto legata al vaccino contro la poliomielite. Il collegio giudicante ha stabilito soprattutto che la patologia di cui il bambino è affetto è strettamente collegata alla vaccinazione antipolio con un nesso di causalità. Di conseguenza i giudici hanno condannato il ministero a corrispondere l’indennizzo previsto dalla legge. E’ così arrivata almeno la gratificazione economica e anche una rivincita morale con un equo indennizzo di circa 100mila euro, in attesa di una causa civile per la valutazione del risarcimento danni. Un equo indennizzo che per i genitori non sarà mai comunque “equo”.