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Scoppia il caso Gal, contestata autonomina di Di Marco Testa. Opposizione: è brama di potere

Tagliacozzo. E’ bufera sulla nomina del sindaco di Tagliacozzo, Maurizio Di Marco Testa, alla guida del Gal. Sulla questione intervengono i consiglieri Alfonso Gargano e Roberto Giovagnorio. Alfonso Gargano“Siamo riusciti dopo diversi mesi, a recuperare gli atti arrivati in Comune e che il sindaco ci ha negato”, affermano, “e ciò evidenzia la mancanza di trasparenza e il dramma politico-amministrativo che sta distruggendo Tagliacozzo, dovuto anche a fattori esterni, ma riconducibili esclusivamente alla brama di potere che ha coinvolto il primo cittadino. Abbiamo capito purtroppo perché   ha fatto del tutto per non darci modo di venire in possesso della documentazione”. Tutto è cominciato a luglio quando nell’assemblea dei soci del Gal Terre aquilane il sindaco di Tagliacozzo aveva partecipato come commissario Liquidatore in rappresentanza della Comunità montana marsicana, votando per il rinnovo delle cariche e addirittura nominando se stesso nuovo presidente. Il Commissario Di Marco Testa era stato però invitato personalmente dall’assessore regionale competente, Dino Pepe, consiglio giovagnorio roberto tagliacozzoad astenersi dai lavori dell’Assemblea dei soci e quindi dalla votazione, poiché ciò è previsto dalla legge regionale numero 1 del 2013. Il decreto di nomina, infatti, limita per legge le funzioni del commissario della comunità montana solo all’ordinaria amministrazione. Secondo D’Alfonso e Lolli, e secondo il parere del direttore delle riforme istituzionali degli Enti locali Filomena Ibello e del direttore dei servizi sistemi locali e programmazione Marina Marino, Di Marco Testa “non era legittimato a esprimere il proprio voto per il rinnovo del presidente del Gal”, tanto meno ea votare se stesso. Successivamente Di Marco Testa si è dimesso dalla Comunità Montana, ma non del Gal a cui si era autonominato insieme ad altri soci.