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Rivera, De Sisti e Farina professori di sport e legalità

Avezzano. “Scuola e sport: palestra di legalità” è stato il tema dell’incontro che si è tenuto ieri al Teatro dei Marsi. Protagonisti le vecchie glorie del calcio e i giovani. A loro infatti si sono rivolti gli ex calciatori Gianni Rivera e Giancarlo De Sisti, e l’arbitro Stefano Farino, per inviare messaggi positivi per il futuro. L’incontro è stato organizzato dal dirigente scolastico della scuola media Vivenza, Abramo Frigioni. “Educare attraverso lo sport”, ha precisato Frigioni, “significa far crescere i ragazzi in modo sano e corretto. Fare sport fa bene al corpo e anche alla mente”. Dopo l’Inno d’Italia, suonanto e cantato dalla banda e dal coro della scuola media Vivenza, il sindaco Antonio Floris, ha salutato i ragazzi e le autorità presenti. “Ringrazio chi ha collaborato per la realizzazione di questa giornata”, ha spiegato, “e i ragazzi che hanno trasformato questo teatro in uno stadioo. Che lo sport sia una palestra di legalità dovrebbe essere la normalità, purtroppo però oggi negli stadi a volte si usano comportamenti non proprio corretti”. Anche il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo ha lanciato un messaggio positivo ai ragazzi precisando che: “oggi vengono imitati modelli negativi, ma ci sono anche quelli positivi da prendere ad esempio e vengono proprio dallo sport. La scuola deve proporre questi esempi per far crescere i ragazzi in modo corretto”. Dopo il saluto dell’ex preside Angelo Bernardini, la parola è passata al moderatore dell’incontro, Armando Palanza, giornalista Rai. Palanza ha subito introdotto uno degli ospiti d’eccezione, Stefano Farina. “Chi fa l’arbitro”, ha affermato Farina, “sa che bisogna avere la cultura delle regole. Non bisogna pensare a come vincere a tutti i costi, spesso anche bleffando. Bisogna avere rispetto per se stesso, autodisciplina, raggiungere ogni giorno dei piccoli traguardi attraverso l’allenamento. Purtroppo l’atleta e le gare non si misurano più sportivamente, ma solo attraverso i soldi e la pubblicità. Tutto ha un valore economico. Ma la vita non è questa. La vita è puntare a realizzarsi, puntare ai risultati. Non si può arrivare in alto avendo come modelli quelli televisivi. Ormai l’unico baluardo nella società è quello di formare i formatori che devono trasmettere sempre valori importanti. È meglio vincere barando o perdere onestamente? Che prezzo siamo disposti a pagare per vincere? Marco Aurelio diceva che la qualità della vita dipende dalla qualità dei pensieri. Nella sconfitta non bisogna cercare alibi. Si è scartati solo se ci si arrende. È importante avere un obiettivo, sapere cosa si vuole. Non si deve avere paura di fallire. Una mentalità vincente ha la forza di ricominciare dopo la sconfitta, la mentalità perdente nn si riprende più. Nella vita è vergogna non tentare, no fare fiasco. Le esperienze negative sono quelle che più vi rafforzano”. Dopo un piccolo filmanto, che riproponeva i gol e le azioni migliori di Rivera, la parola è passata all’ex calciatore e europarlamentare. “La società così come è stata costruita non ha messo in rilievo alcuni valori come il rispetto delle regole”, ha sostenuto, “oggi abbiamo quelle cose per le quali nel dopo guerra si è lottato e pensiamo al superfluo dimenticando i valori umani, le interiorità. L’aspetto materiale ha un peso troppo grande sulla nostra vita. C’è chi punta a sfruttare il lavoro degli altri, come i finanzieri, che hanno portato nel mondo la crisi e poi in pochi hanno pagato. In America chi fa queste cose viene arrestato, in Italia no. Voi ragazzi dovete cominciare a far rispettare le regole e a far punire chi non le rispetta. Sono stato al parlamento europea e ho appreso che l’Italia è l’ultimo paese a favorire l’attività sportiva nelle scuole. Noi preferiamo essere un popolo di tifosi, non di sportivi. Voi ragazzi crescendo potete cambiare le carte in tavola. Lo sport può dare un grande contributo, ammesso che ci siano le possibilità per farlo. Nel calcio stiamo cercando di immaginare che il nuovo tecnico deve nascere con la cultura del maestro. Cambiare il calcio è difficile perchè ci sono troppi interessi personali, noi comunque ci stiamo provando. Nella vita si può avere successo non solo nel calcio ma anche in altri settori. Se su 30mila ragazzi solo1diventa calciatore, noi punteremo a trasformare gli altri in bravi cittadini.  Il materialismo che ha accompagnato il nostro mondo deve cambiare rotta. Bisogna fare in modo che il denaro sia un mezzo per vivere meglio e non un fine perchè allora si fanno distorsioni non utili alla comunità. Non possiamo cambiare immediatamente questo mondo, ma ci possiamo provare. Ora abbiamo giocato il primo tempo, prepariamoci a giocare il secondo sperando che vinca Cristo perchè fino ad ora ha vinto Mammona, cioè il denaro”. Prima dei saluti finali l’ex giocatore De Sisti, allineandosi alle parole di Rivera, ha puntualizzato che: “il rispetto delle regole sembra una banalità ma attraverso le regole si riesce a vivere meglio”.