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Ritardi nel riconoscimento Igp della carota del Fucino, Consorzio a rischio chiusura

Avezzano. Nell’assemblea del Cotof (Consorzio di tutela e valorizzazione degli ortaggi dell’altopiano del Fucino), convocata per dibattere su alcuni importanti argomenti resi particolarmente drammatici dalla recente inondazione del Fucino, è emerso il problema dei ritardi nel riconoscimento dell’Igp (Indicazione geografica protetta) della carota del Fucino. Nel corso di una riunione molto tesa, alla quale hanno partecipato insieme a moltissimi produttori i rappresentanti delle Organizzazioni di categoria Confagricoltura, Coldiretti e Cia, il presidente Aniceto Ciaccia ha invitato i partecipanti a valutare se non sia il caso di sciogliere il consorzio  visto che a causa del totale disinteresse delle istituzioni e del mondo della politica è praticamente impossibile che lo stesso persegua le proprie finalità statutarie. In particolare, l’inerzia del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, sta ostacolando l’avvio del processo di certificazione della Carota dell’altopiano del Fucino IGP nonostante l’ Unione Europea abbia riconosciuto la tutela IGP nel 2007. Sono anni che si sta cercando di modificare il disciplinare di produzione ma le lungaggini dell’ufficio del Ministero che si occupa di Dop ed Igp non hanno consentito di certificare un Kg di prodotto nonostante vengano investiti nel Fucino 2.500 ettari a carote  che producono annualmente tra 1.500.000 e 1.800.000 quintali di prodotto, pari al 35% della produzione nazionale. Migliaia di quintali di prodotto anonimo che il  consumatore, pur apprezzandone le qualità, non riesce a distinguere sugli scaffali dei distributori. Un paradosso visto che nonostante la forte concorrenza francese e di altri paesi comunitari, la carota dell’altopiano del Fucino mantiene la propria notorietà per le caratteristiche qualitative eccellenti ed alimenta le richieste di molti operatori della distribuzione che vorrebbero prodotto a marchio Igp. La mancanza di un prodotto certificato sta costando milioni di € ai produttori e rischia di compromettere lo sviluppo dell’intero territorio.

Il presidente ha ribadito che i problemi sollevati per la modifica del disciplinare non sono insormontabili perché la stessa normativa delle Dop ed Igp contempla proprio la possibilità di fare delle modifiche o delle integrazioni così come è avvenuto già per molti altri prodotti. Non si comprendono tutti quei cavilli, obiezioni cambiamenti di opinione da parte dei funzionari del Ministero che li porta a contrapporsi alla legittima richiesta dei produttori quasi fosse un’ attività illecita. Se la recente inondazione del Fucino ha arrecato ingenti danni a causa della perdita di centinaia di ettari di seminativi a carote e ad altri ortaggi di pregio, il danno per la mancata valorizzazione delle produzioni locali non è da meno.  Così come  l’opera scriteriata dell’uomo rende nefasti  eventi che rientrerebbero nel ciclo normale della natura, allo stesso modo una burocrazia miope ed asfissiante spesso compromette l’attività di interi settori produttivi e, addirittura, blocca lo sviluppo economico del territorio. I produttori di carote del Fucino sono dei professionisti che hanno a che fare già con mille problemi, dalle calamità naturali alla  concorrenza, dalle crisi di mercato alle ristrettezze finanziarie e si sarebbero aspettati dal Ministero un minimo di assistenza, una vicinanza pronta a risolvere problemi formali e burocratici e non un muro di indifferenza. A chiusura dell’assemblea i produttori, con l’appoggio delle organizzazioni di categoria, hanno ribadito che non è possibile mollare mandando in fumo anni di sacrifici, investimenti ingenti e una opportunità per l’intero territorio. Pertanto, invitano alla mobilitazione generale e a partecipare alla manifestazione di protesta che si terrà a Roma  il giorno 13 aprile davanti al Mipaaf.