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Chiusura Neurochirurgia, dure accuse del Pd: «la Asl ha impedito concorsi e mobilità

Marsica in fermento dopo la sospensione degli interventi nel reparto di neurochirurgia di Avezzano a causa della carenza chirurghi. La disposizione approntata dal primario dell’Aquila, professor Roberto Galzio sta scatenando una vera e propria mobilitazionegenerale. In una conferenza stampa, il consigliere regionale Giuseppe Di Pangrazio ha insinuato che il provvedimento era previsto da tempo. Alla presenza dei neurochirurghi Roberto Mastrostefano, che ha spiegato le motivazioni che lo hanno costretto al pensionamento anticipato, e del professor Pierfrancesco Eugeni, che ha reso pubblica una sua richiesta che risale ad agosto finalizzata alla mobilità ad Avezzano, ancora disponibile ma sempre ignorata dalla Asl, è stato criticato il provvedimento che ha portato all’apertura di un reparto di “Ortopedia 2”.  In sostanza, mentre da un lato il reparto di neurochirurgia rischia di sparire, in ospedale è stato istituito il secondo reparto di Ortopedia. Una situazione denunciata nel corso della conferenza che viene descritta come «un’assurda contraddizione», proprio perché due Neurochirurgie ad Avezzano e L’Aquila creano problemi, ma due Ortopedie nello stesso ospedale no. Secondo l’esponente del Pd che ha chiesto un incontro con il sindaco Antonio Floris, si è trattato quindi di un piano studiato ad hoc e finalizzato alla chiusura del reparto di Avezzano a favore dell’Aquila. Nella conferenza è stato ricordato come tre neurochirurghi sono andati via improvvisamente da Avezzano. A spiegare tale anomalia è stato prima il dottor Mastrostefano ora in servizio in cliniche private e andato in pensione dalla Asl a causa di un carico di lavoro insostenibile: era rimasto con un solo aiuto esperto e tre giovani chirurghi. «Nel 2010», ha raccontato il neurochirurgo, «grazie anche al gran lavoro del dottor Maurizio Fontana, andato in pensione nel 2009, c’erano ben 200 persone in lista, e tante da fuori Regione. Nonostante ciò, anche le mie richieste di un concorso, venivano ignorate dalla Asl». A quanto pare, però, non venivano considerate neanche proposte di mobilità. A confermarlo il professor Eugeni, già in servizio agli ospedali dell’Aquila, Cuneo, Teramo, Giulianova e Cardarelli. Ha confermato di aver «presentato una richiesta di trasferimento ad Avezzano». Ora è nato un comitato a difesa del reparto che è pronto alla mobilitazione popolare.