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La Marsica si stringe con un abbraccio a Spallone, in centinaia ai funerali a Lecce

Avezzano. Qualche sorriso, gli occhi velati e poi la voglia di raccontare episodi e massime del professore. La Marsica ha voluto salutare così ieri lo storico sindaco Mario Spallone che si è spento all’età di 96 anni. Aveva sempre annunciato che lui voleva arrivare a 100 anni più iva, eppure non ce l’ha fatta. La fascia tricolore, che nel tempo sembrava quasi esserglisi cucita addosso, non se l’è tolta neanche ieri, mentre tutta la Marsica accorreva per salutarlo. Per il suo passaggio all’aldilà i figli Marcello, Alfredo e Giancarlo hanno voluto che avesse accanto tre simboli un rosario rosso, la fascia tricolore e un’immagine sacra di Padre Pio. Dopo il saluto di Avezzano il professore è arrivato a Lecce. Gli amici di sempre, con i bastoni e l’andamento tremolante, sono saliti scalino dopo scalino fino alla sala consiliare dove era stata allestita la camera ardente, proprio come lui aveva chiesto. Contornato da centinaia di rose rosse e da una grande corona d’alloro inviata dall’unione commerciale della Russia lo storico sindaco ha accolto gli amici, gli amministratori, le donne che lo seguivano nei suoi soggiorni a Lecce e anche tanti giovani. Intorno a lui le operatrici sanitarie di villa Luana commosse per la perdita di quello che consideravano un padre. Alle 15 il suono della banda e un lunghissimo e caloroso applauso ha accompagnato dal Comune fino alla chiesa la salma del professore per l’ultimo saluto. “Quando mi ha chiamato la nipote per andare a dare la benedizione alla clinica dove stava morendo ho visto accanto a lui una piccola immagine di Padre Pio e voglio immaginare che l’abbia abbracciato insieme alla moglie Luana”, ha ricordato monsignor Giovanni D’Ercole, vescovo ausiliare dell’Aquila e grande amico di Spallone, “immagino che da lassú ci stia vedendo perché chi è morto resta con noi ma rimane invisibile. Il corpo si disfà ma l’animo resta. É così pensiamo molto a curare il corpo che poi ci abbandona. Nel momento in cui salutiamo Mario vorrei esprimere l’ammirazione per un uomo che era un comunista convinto ma amava l’umanità. Il cristianesimo non è solo parole ma si esprime in fatti. Quando qualcuno muore la sua parola vale ancora di più. Quando siamo sulla terra le nostre parole si mescolano, ma quando uno muore ci trasmette il senso vero della vita. Ciò che resta di noi non è quello che abbiamo detto o fatto, ma l’amore che abbiamo distribuito. Ogni volta che accompagniamo qualcuno e gli diamo l’ultimo saluto dobbiamo imparare che l’amore da sostanza alla vita. Senza Dio non si può conoscere il senso vero della vita. Meno contiamo agli occhi ella gente e più continuiamo agli occhi di Dio. Parlai a Mario di una donna che aveva una situazione particolare e la sua risposta fu che avrebbe fatto di tutto. Quando una figura istituzionale la si riveste di amore e senso civico, ma quando la si riveste dell’amore di Dio”. Hanno voluto ricordare il professore anche i figli, il giovane Omar Favoriti che ha parlato di lui come di un maestro, e poi il suo erede Gianluca De Angelis, sindaco di Gioia. In corteo, poi, Spallone è stato accompagnato al cimitero dove è stato sepolto accanto all’amata moglie Luana. A sancire una lunga storia d’amore la lapide che il professore aveva fatto incidere 30 anni fa quando morì la sua compagna di vita custodendola poi sotto il suo letto fino al giorno della morte.  “l’11 – 7 – 1983 una parte di me stesso si è fermato. Ora è tutto finalmente fermo e sono con la mia Luana. Mario Spallone n.22-10-1917 m.15-05-2013”.