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Figlio conteso, interviene il papà: mio figlio aveva la febbre, volevo evitare il viaggio

Gioia. Sulla vicenda del bambino di due anni e mezzo contesto dai genitori, interviene il padre dopo la lite che ha reso necessario l’intervento dei carabinieri che sono riusciti a riconsegnare il bambino alla madre. La donna sarebbe tornata in paese per prendere il figlio affidatole dal giudice dopo diverse richieste disattese. La situazione è degenerata fino all’intervento delle forze dell’ordine. A quel punto il bambino è tornato a casa con la mamma. Ora interviene il padre che racconta la sua versione.
“Ci troviamo di fronte a una separazione e a un affidamento sicuramente difficile”, sottolinea il padre, “ma di certo quello che preme a uno dei due genitori è quello di preservare l’incolumità psico-fisica del figlio, dato che quest’ultimo soffre di gravi problemi di salute fin dalla nascita, e quindi per questo motivo è molto vulnerabile e sicuramente molto più fragile. intervento gazzella carabinieri
Nessuno ha aggredito nessuno”, aggiunge il padre del bambino, “ma per l’evidente stato febbrile di mio figlio, giustificato da debita certificazione medica di struttura pubblica, ho ritenuto opportuno, da padre, che non affrontasse il viaggio di ritorno a Roma dove vive con la madre, ma che rimanesse con me per potermi prendere cura di lui nel migliore dei modi. Disattendendo ciò la madre mi ha letteralmente strappato di mano il bambino per ripicca, non preoccupandosi minimamente dello stato di salute del figlio. Se non altro sarebbe stato opportuno da parte della signora evitare tale show soprattutto perché inutile e ingiustificato, dato che tale comportamento non fa altro che nuocere solamente al bambino. Io sono stato disponibile sempre a tutto per il bene di mio figlio, ed è falsa l’affermazione riguardo al pagamento delle quote stabilite dal giudice in quanto, nelle mie possibilità, cerco sempre di prendermi cura di mio figlio sotto ogni aspetto.
Gli attacchi che ricevo quasi tutti i giorni da parte della mia ex moglie”, sostiene l’uomo, “sono evidentemente mirati a mettermi in cattiva luce e a sporcare il mio nome e il mio decoro e non posso permettere che ciò accada soprattutto perché sono accuse prive di totale fondamento. Ciò che mi preme di più in assoluto, per il resto la giustizia farà il suo corso, è evitare di cedere alle provocazioni che mi fa la mia ex moglie, e prendermi cura di mio figlio nel migliore dei modi, evitando per quanto sia possibile di renderlo partecipe di queste vicende che lo vedono vittima e che non gli fanno certamente bene data la sua tenera età e le sue condizioni di salute, il resto, a parer mio sono solo ripicche inutili e prive di qualsivoglia fondamento”. Il genitore scrive, inoltre, “avendone il coraggio, vi invito a voler pubblicare per esteso il mio nome e cognome”. Forse non sa il papà del bambino che la legge, proprio per proteggere la privacy del bambino, vieta la pubblicazione di riferimenti che possano permettere di individuarne con certezza l’identità di un minore. E dovrebbe essere premura del genitore quella di proteggere e tutelare la privacy del bambino, piuttosto che chiedere la pubblicazione del proprio nome e cognome.