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A Tagliacozzo va in scena il cinema d’autore al palazzo Ducale e al teatro Talia

Tagliacozzo. Week end di cinema a Tagliacozzo. Domani al teatro Talia alle 18 e alle 21.15 (biglietto unico di 5 euro per entrambe le proiezioni) Nymphomaniac vol. I + Nymphomaniac vol. II di Lars von Trier. NYMPHOMANIAC è la storia poetica e “wild” di Joe (Charlotte Gainsbourg), una ninfomane, come lei stessa si autoproclama, raccontata attraverso la sua voce, dalla nascita fino all’età di 50 anni. Una fredda sera d’inverno il vecchio e affascinante scapolo, Seligman (Stellan Skarsgård), trova Joe in un vicolo dopo che è stata picchiata. La porta a casa dove cura le sue ferite e le chiede di raccontargli la sua storia. L’ascolta assorto mentre lei narra, nel corso dei successivi 8 capitoli, la storia della sua vita, piena di incontri e di avvenimenti. La storia è in due parti: la prima è divisa in cinque capitoli, mentre la seconda in tre. Nymphomaniac è stato presentato alla 64° edizione del Festival del Cinema di Berlino. “Nymphomaniac è commovente. (…) Nymphomaniac, che ovviamente lungi dall’essere tutte quelle puttanate che si scrivono nei titoli dei giornali (“scandalo”, “provocatorio”, pornografico”), è un meraviglioso, tenerissimo, avvolgente, trattato visivo di quattro ore e passa sul desiderio, uno di quei film da infilare nella collana di perle di Lars von Trier insieme a Le onde del destino, Dancer in the dark, Dogville e Melancholia (…) (Chistian Raimo, Il Post) “(…) Ovvio che il film di Von Trier non è un esercizio sulla pornografia. Né tantomeno un pamphlet sulla libertà sessuale e men che mai un ritratto di donna. Quello di Von Trier è un ritratto d’artista dietro la maschera della ninfomania. Nimph()maniac è il racconto metalinguistico di Von Trier nel paese del cinema. Il film, infatti, nella sua esilarante costruzione metalinguistica che ricorre allo split screen, alle sovrimpressioni, alla divisione in capitoli, imita ironicamente tutte le tecniche letterarie del modernismo letterario novecentesco quasi a volere dare corpo a un mordace catalogo delle forme possibili (…) Von Trier lavora su corpi che in realtà mettono in scena un pensiero. Il pensiero s’incarna in corpi particolari dando così vita, attraverso il gioco ironico delle forme, a una sorta di transustanziazione filosofica. I corpi esistono in quanto portatori di un discorso. (…) (Giona A. Nazzaro, MicroMega). Domenica CineClub Ragazzi (in particolare adolescenti;+)…e chi desidera entrare nel loro mondo) Palazzo Ducale alle 18 ingresso gratuito Aishiteru My Love
di Stefano Cattini. Un gruppo di studenti di un istituto professionale, aspiranti protagonisti dello spettacolo teatrale di fine anno, e il loro eterno, conflittuale ma necessario, confronto con se stessi e il mondo degli adulti. I volti di Francesco, giovane playboy, Helena, ballerina autodidatta, Erika, romantica sognatrice, Aisha, silenziosa e solitaria e di tutti gli altri disegnano la Palazzo Ducale Tagliacozzomappa del mondo globalizzato. I loro linguaggi, il loro abbigliamento, le loro eccentricità li riconducono a un’unica realtà in trasformazione: l’adolescenza. La finzione scenica li espone e protegge al contempo, facendo emergere tutta la forza poetica, spesso drammatica, ma anche genuinamente comica delle loro turbolenti esistenze. Raccontare l’adolescenza al di fuori di cliché e stereotipi è il nucleo di cui si nutre il lavoro Aishiteru My Love. L’occasione mi è stata offerta da un laboratorio teatrale tenuto all’interno di una scuola in cui orbita un gruppo di ragazzi, talvolta problematico, ma non particolarmente difficile. Sono piccole storie con le loro disarmonie, quelle che ho scelto di ritrarre, aderendo alla realtà nella sua semplicità e ruvidezza, senza mai modificarla o piegarla ai fini del racconto. In questo senso è stato un work in progress consapevole dei rischi e delle possibilità, in termini di immediatezza, offerte dai ragazzi. La scelta di affidare il punto di vista del racconto ad un adulto, Giuseppe, coordinatore del laboratorio teatrale, non è un caso. Il mondo esterno, sebbene escluso dall’orizzonte visivo del lavoro, penetra con tutta la sua forza e le sue problematiche nei discorsi di Francesco, Helena, Erika, Aisha, e di tutto il gruppo, facendo percepire che le storie di questi ragazzi sono spesso caratterizzate da rapporti familiari complicati, oltre a difficoltà sociali ed economiche che possono facilmente tagliare le gambe a sogni e ambizioni. L’esigenza dunque di offrire e far fiorire in loro passioni e interessi, come avviene in questo caso con il teatro, viaggia di pari passo con il compito educativo legato alle materie di studio. Da questo sforzo “extra”, talora controcorrente, emerge il valore di quegli adulti che, seppur con i loro umani limiti, trascendono il loro specifico ruolo di mentore didattico e offrono ai giovani importanti figure di Un’ultima nota. Aishiteru significa ti amo in lingua giapponese. E l’amore è il grande tema sempre sospeso sopra tutte le vicende umane, come ogni adolescente ben sa. (Stefano Cattini)