News in tempo reale

Vittorio Sgarbi in cattedrale inaugura “La santissima Trinità” di Francesca de Bartolo, in arte Mistral

Avezzano. Qualche sera fa Vittorio Sgarbi ha presentato la maestosa  tela di Francesca de Bartolo, in arte Mistral, collocata  nella cappella della navata  laterale destra della cattedrale dei Marsi di Avezzano. Il dipinto, con tecnica mista ad acrilico ed olio, di vaste proporzioni e  raffigurante la “Santissima  Trinità”,  è stato finanziato interamente dalla Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila, che l’ha commissionato e donato. L’artista, Francesca de Bartolo, ha ricevuto nel tempo apprezzamenti dal  pubblico italiano ed internazionale, nonché menzioni da numerosi ed autorevoli critici d’arte e ha  annoverato all’attivo diversi premi e riconoscimenti.

 

Nata a Cirò Marina, in Calabria, risiede a Roma dove è docente di discipline artistiche e  racconta a marsicalive che la realizzazione del capolavoro è avvenuta in cinque mesi, lavorando  tutte le notti da mezzanotte alle otto di mattina. Indubbiamente, aver vissuto con le suore per tanti anni ha acuito, ancora di più,  quella sensibilità iniziale della De Bartolo  per il sacro. La tela di 3 per 4,6 metri,  è stata impreziosita dalla cornice in poliestere armato in tre pezzi , che richiama appunto il Mistero Trino ed Uno della Trinità,  dell’aquilano Maurizio Scimia. Dopo la benedizione del vescovo  Pietro Santoro, don Claide Berardi  ha sottolineato la bellezza del Padre che guarda il Figlio e lo sguardo del Figlio rivolto invece verso il mondo. Gli occhi di Gesù  apparentemente  fissi sulla tela, sono quasi mobili in quanto da qualsiasi angolazione si guardano sembrano accarezzare  in maniera unica, tutti coloro che si apprestano ad  ammirare l’opera.  Il critico  Vittorio Sgarbi, sempre molto ispirato in situazioni in cui il richiamo del sacro è forte, ha ribadito l’importanza del Natale e di quel messaggio simbolico del presepe che solo la cultura cristiana è in grado di fornire. Solo nella religione cristiana si può parlare di “Homo, Homini Deus” contro “Homo Homini Lupus” in quanto tutta la tradizione iconografica cristiana contempla  un Dio che si fa uomo, venendo naturalmente ad accorciare  le distante tra il divino e l’umano.  Facendo riferimento alla “Natività” di Caravaggio, andata perduta e alla frase di Benedetto Croce: “…non possiamo che dirci cristiani ! ” ha  sottolineato, ancora una volta, la imprescindibilità  del crocifisso nelle scuole, simbolo della fede cristiana e di tutta la civiltà occidentale a dispetto di tante false idee progressiste e dissennatamente alternative. La cultura cattolica  dunque, con  la Santissima Trinità racchiude contemporaneamente il mistero della bellezza e della salvezza. Il crocifisso, non può e non deve essere abolito dalle aule solo perché spaventa i benpensanti intellettuali.  In tutti gli artisti del 900 Cristo sparisce, la de Bartolo, invece,  recupera  il messaggio, la tradizione, l’identità dell’ occidente,  con un richiamo alla chiesa rinascimentale, che si apre a linguaggi più moderni e contemporanei. La classica  colomba dello Spirito Santo, simbolo di forte riconoscimento per tutti i cristiani, viene  sostituita dall’albero che si trova al centro tra il Padre ed il Figlio, generato dagli intrecci di diverse  radici e rami a simbolo dell’amore. La città di Avezzano che si vede sulla destra ed il monte Velino sono un omaggio al territorio che indubbiamente rappresenta tutti i paesi del mondo e tutti i monti dell’universo su di una superficie immensa come la capacità di amore del Cristo  dipinta da una donna che avrebbe potuto benissimo essere un uomo, come da tradizione. Monica Virgilio