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Un Sauvignon abruzzese che vi sorprenderà: è quello di Orlandi Contucci Ponno

Continua il viaggio alla scoperta dei migliori vini della regione con la guida "Vini d'Abruzzo per Bevitori Curiosi"

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Sauvignon Blanc o, più semplicemente per gli amici, Sauvignon. Stiamo parlando di uno dei vitigni più coltivati almondo, da cui trae origine uno dei vini più profumati ed intriganti in circolazione, capace di sedurre il novizio quanto l’appassionato con aromi e sapori che lo rendono inconfondibile.

Nell’immaginario dell’esperto bevitore (e anche nel mio) i Sauvignon buoni si trovano solo in regioni dal clima freddo e dalle grandi escursioni termiche, che sono vitali per sviluppare al meglio il ricco patrimonio odorigeno del vitigno. Eppure ne ho provata una versione tutta made-in-Abruzzo che mi ha sorpreso: l’ho riportata nella guida “Vini d’Abruzzo per il bevitore curioso” (scaricabile gratis a questo link o cliccando sull’immagine qui sotto) e ve ne parlo meglio in questo articolo.

Un passo indietro, per introdurre l’argomento.  Il Sauvignon, come intuibile anche dal nome, ha origini francesi. Alcune fonti lo indicano originario dell’area di Bordeaux, dove viene largamente utilizzato – in genere in uvaggio con il Semillon – per la produzione di vini bianchi secchi e per aggiungere provvidenziale freschezza ai celebri vini di Sauternes e Barsac. La regione francese con cui si identifica maggiormente è però senz’altro la Valle della Loira. È qui che l’unione di suolo, clima e sapienza vitinicola riesce a tirar fuori le espressioni più coinvolgenti e di spessore.

Dalla Francia si è diffuso praticamente in tutto il mondo, dal Cile all’Australia, passando per Sudafrica e Stati Uniti. Chi, fuori dalla Francia, ne ha fatto un marchio distintivo, è senza dubbio la Nuova Zelanda, con i suoi profumatissimi Marlborough. In Italia, Friuli (Collio Goriziano), Veneto e Trentino se la regnano, anche qui senza discussione.

Profumi, qualità aromatica, acidità e freschezza, sono frecce che i vini a base Sauvignon sfoderano con regolarità, e che ne hanno determinato un pressoché universale successo commerciale. Dal punto di vista olfattivo, gli arcieri principali sono le cosiddette “pirazine”, molecole responsabili dei tipici odori erbacei, di peperone, di finocchio, di asparago, di erbe aromatiche, caratteristici di tutti i vini ottenuti da quest’uva. E poi una sinfonia di frutta come lime, mandarino, pompelmo, mela verde, banana, melone e frutti tropicali, frutto della passione, papaya, litchi e uva spina, che emergono specie quando è coltivato in climi freddi (con buona pace della famosa “pipì di gatto” che andava tanto di moda nei corsi da sommelier anni Novanta).

Come sempre tutto dipende dal terroir e dalle tecniche di vinificazione, anche se alcuni tratti sono talmente particolari che permettono di riconoscere immediatamente un buon Sauvignon. Quello che non cambia è l’innegabile personalità di questo vino, la sua carica aromatica talvolta travolgente, a cui fa da contraltare una sapidità e freschezza stuzzicanti, che lo rendono perfetto compagno di un’infinità di piatti.

Ma veniamo, finalmente, al nostro sorprendente Sauvignon abruzzese.

Orlandi Contucci Ponno – Ghiaiolo 2019 Igt Colli Aprutini

orlandicontucciponno.it

Siamo a Roseto, nel teramano. L’azienda fu fondata dal diplomatico Corrado Orlandi Contucci, ed è oggi di proprietà della famiglia Beretta, gli industriali delle armi. Qui la scelta di puntare sugli internazionali non è una moda dell’ultimora, ma una profonda convinzione: i terreni brecciosi, con un particolare impasto calcareo, ricordavano molto quelli delle pregiate zone bordolesi e così si piantò Sauvignon ben 25 anni fa. L’enologo Gianni Fioravanti, che da tempo segue la cantina, mi dice che non ci sono segreti: la vinificazione è quella classica in bianco, solo acciaio, con un occhio molto attento ovviamente alle temperature. Tutto il resto lo fa il terroir.

Il vino si chiama Ghiaiolo, dalle “ghiaie” appunto, e si fregia del merito di essere il primo Sauvignon Blanc in purezza prodotto in Abruzzo. Un vino che può davvero sorprendere, e che per aromaticità, complessità, piacevolezza complessiva per me ha poco da invidiare alle migliori espressioni del Nord. In particolare, è la bella e netta mineralità a conferirgli quel tocco in più che lo stacca dalla media.

Provatelo senza indugi e fatemi sapere!

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