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Ubriaco investe famiglia e patteggia 22 mesi, la moglie del ferito: questa non è giustizia

Avezzano. Ubriaco investe famiglia e patteggia 22 mesi, 44enne finisce su una sedia a rotelle.

L’episodio risale al giugno dello scorso anno quando un uomo è stato investito a 400 metri da casa sua mentre andava a prendere un gelato con sua moglie e suo figlio. Il 44enne è stato travolto da un’auto a tutta velocità: il conducente della vettura era sotto l’effetto dell’alcool e della cocaina e in più stava utilizzando il cellulare alla guida.

L’uomo è stato 20 giorni in coma riportando un trauma cranico con lesioni multiple, rottura dello zigomo, mandibola, spalla, clavicola, scapola, 7 costole, una vertebra, bacino, femore, tibia, perone ed entrambe le caviglie. Dopo essere passato da rianimazione e stroke unite nell’ospedale di Avezzano, è stato trasferito da agosto a gennaio nella clinica riabilitativa Santa Lucia a Roma. Ancora oggi necessita di fisioterapia logopedia e  terapia cognitiva. La sua attività “La taverna dei briganti” a Torano è chiusa da più di un anno, il ristorante dove ha dedicato quasi 20 anni della sua vita, affermandosi con moltissimi sacrifici.

Ieri c’è stata l’udienza penale contro G. D. L, il ragazzo di 27 anni che l’ha travolto. Il suo avvocato ha richiesto il patteggiamento: la condanna è stata di 22 mesi.

“È dura prendere atto di come funziona la Legge in Italia in questi casi”, riferisce la moglie di Stefano Franchi, travolto da un’auto un anno fa, mentre andavano a prendere un gelato insieme al figlio di 9 anni, “non può essere giusto guidare sotto l’effetto dell’alcol o di altri stupefacenti e distruggere la vita ad una famiglia intera. Pensavo che una vita, quasi falciata, valesse più di 22 mesi pena sospesa e non menzione. Credevo che compiere reati fosse più grave di questo. Mio marito, i miei figli i parenti tutti ed io non saremo più gli stessi. Un uomo che era punto di riferimento adesso ha bisogno di tutti noi e la sua vita di imprenditore, di marito e di padre non sarà mai più come prima. Non perseguivo uno spirito di vendetta, ma di giustizia. Oggi penso non si sia fatta giustizia . Ma questa è la legge, la dura legge. La vita di un uomo equivale a 22 mesi, pena sospesa e non menzione.”. Questo l’amaro sfogo della moglie del noto ristoratore che ha combattuto con la morte per più di otto mesi e che ora combatte con una vita caratterizzata dal grave handicap con tutte le conseguenze immaginabili. La cosa che più mi rattrista è che tutto l’accaduto non sia servito come lezione di vita a tanta gente. Ma logicamente finché non verranno applicate leggi più severe e istituiti più controlli ognuno continuerà a fare quello che vuole”.

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