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Tratta di immigrati e dazi per entrare in Marsica, associazione a delinquere per 34 persone

Avezzano.   Facevano entrare gli stranieri in Italia in modo clandestino in cambio di denaro. Ora in 34 sono stati rinviati a giudizio davanti alla Corte d’Assise dell’Aquila. Si tratta dei presunti componenti di un’organizzazione criminale con sede nella Marsica e per loro le accuse a vario titolo sono di associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina, truffa e falso ideologico. L’udienza si terrà il 14 maggio. L’indagine è scattata tre anni fa ed erano state eseguite 32 ordinanze di custodia cautelare, 10 in carcere e 12 ai domiciliari. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’organizzazione era riuscita a far entrare in Italia numerosi marocchini, che avevano pagato ingenti somme di denaro.  agricoltura lavoro campi immigrazione straniero 2Tra gli accusati, oltre a cittadini marocchini residenti nella Marsica, anche diversi imprenditori agricoli e il titolare di una società di “intermediazione”, compiacente. Gli imputati sono Gianpiero Paris, 32 anni, di Celano, Fabio Sorgi (45) di Avezzano, Giovanni Bianchi (40) di Avezzano, Federico Barbarossa (29) di Avezzano, Vincenzo Ciccarelli (58) di Celano, Simone Ciccarelli (28) di Celano, Massimo Ciccarelli (31) di Celano, Domenico D’Apice (68) di Celano, Luigi D’Apice (37) di Trasacco, Catella D’Apice (36) di Celano, Nicola D’Apice (36) di Trasacco, Enrico Di Pasquale (43) di Luco, Antonio e Gabriella Angelosante di Celano, Smail Kaddour (43), Rachid Errahmany, Boubker Errahmany, Said Oiraq, Driss Motahir, Mohamed Motahhir, Bouzekri Aaris, Abderrahman Aaris, Mohamed Brhaiberh, Hassan Braiberh, Mohammed Kaddour, Mbarek El Maharzi, Mustafa Kannyra, El Haouari Kennyra, Hamed El Yousfi, Khalid Selloum e Ossman Selloum,  Mohammed Errahmany, Mohamed Ennaciri e Abdessadeq Gliva.  L’indagine, coordinata dalla Dda dell’Aquila, è stata condotta dai carabinieri della compagnia di Avezzano e dalla squadra mobile del capoluogo abruzzese. Gli imprenditori coinvolti venivano pagati migliaia di euro. Si parla di oltre settemila a persona, somma considerevole per un cittadino marocchino. In cambio di quei soldi venivano avviate centinaia di pratiche al fine di far ottenere ai cittadini stranieri il visto di ingresso in Italia sulla base di un fittizio rapporto di lavoro come bracciante agricolo nelle aziende compiacenti degli imprenditori coinvolti. Nella vicenda erano rimasti coinvolti anche  i titolari della società cooperativa Comagri, già coinvolti in un’altra inchiesta svolta dai militari di Avezzano. Gli stranieri appartenenti al presunto gruppo criminale avevano, invece, creato una fitta rete con collegamenti in Marocco, dove esistevano precisi riferimenti operativi utilizzati per i “contatti” dai connazionali desiderosi di espatriare, curando poi i rapporti con gli imprenditori marsicani al fine di ottenere tutta la documentazione per il visto e l’impiego stagionale nelle aziende agricole.