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Tellvs Stabilis, grazie a questa moneta sappiamo con certezza che anche l’imperatore Adriano riuscì nel prosciugamento del lago del Fucino

Avezzano. Il primo a pensare di prosciugare l’enorme lago del Fucino fu Giulio Cesare, in modo da poter avere, a poche miglia di distanza dalla capitale, il granaio per una Roma in forte espansione demografica. Il grano, fino ad allora, veniva importato in buona parte dalla Sicilia o dal nord Africa.

Cesare, come ben sappiamo, venne assassinato prima di poter compiere quest’impresa faraonica, che più avanti venne ripresa da Claudio. L’emissario Claudiano, in assenza di manutenzione, spesso si ostruiva e il Fucino poco a poco riprese il suo posto. Alcune epigrafi però ci raccontano come quest’opera in seguito venne ripresa anche da Traiano.

La seguente iscrizione, ritrovata dal Camarra su un marmo un tempo conservato nella chiesa collegiata di Avezzano, ci offre la testimonianza di come l’imperatore Traiano sia riuscito a restituire ai possessori i campi, che nel frattempo in parte erano stati di nuovo inondati dal Fucino:

IMP. CAESARI. DIVI
NERVAE. FIL. NERVAE
TRAJANO. OPTIMO
AUG. GERMANICO
DACICO. PARTHICO
PONT. MAX. TRIB. POT. XXIII
COS. VI. PATRI. PATRIAE
SENATUS. POPULUSQE. ROMANUS
OB. RECUPERATOS. AGROS. ET. POSSESS…
QUOS. LACUS. FUCINI. VIOLENT

In molti hanno ipotizzato che anche Adriano, successivamente, riuscì nell’impresa, in virtù del fatto che Elio Sparziano, il suo biografo, elencando le opere compiute dall’imperatore ricorda anche “Fucinum lacum emisit”, ovvero che “(Adriano) dette un emissario al lago del Fucino”. Eppure, a parte queste tre parole riportate da Sparziano, sembra che non esista altra traccia del fatto che anche Adriano sia riuscito a ripristinare la più grande opera idraulica dell’antichità. Più di uno storico, in passato e non solo, si è detto scettico dell’opera compiuta dall’imperatore Adriano. Eppure c’è un’altra traccia che assolutamente va presa in considerazione quando si parla del Fucino e di Adriano: una moneta.

Si tratta di una moneta antica e rarissima, pertanto anche molto preziosa, che il Grevio illustrò nel 1699 sul suo Thesaurus Antiquitatum Romanarum. Lo studioso tedesco, per la prima volta in assoluto, descrive questa moneta ricollegandola al prosciugamento del Fucino: “Inter opera Hadriani enumeranda, omittit Bergierius mentionem facere penitus siccati Fucini lacus. Tanti operis peracti, cujus mentionem facit Dio, extat praeclarum monumentum in nummo istius Imperatoris, in cujus postica parte Tellus stabilita legitur, et videtur figura Telluris, ad cujus pedes jacet antlia, significans qua ratione purgatae fuerint aqua stagnante Fucini paludes: qui quidem nummus antea non fiut intellectus; dum antiquarii antliam rastrum, vel quamlibet aliam rem nuncuparent”.
La moneta pesa pochi grammi e ha un diametro di circa 18 mm. Sul fronte troviamo il ritratto di un Adriano maturo, con la scritta HADRIANUS-AUG COSIII PP. Sul retro, invece, c’è una figura maschile (forse un Dio) in piedi rivolto a sinistra, in mezzo a delle spighe di grano, che nella mano destra tiene un aratro e nella sinistra un rastrello. Ma è la scritta su cui dobbiamo concentrare maggiormente la nostra attenzione: TELLVS STABILIS – in cui sembra quasi che l’imperatore abbia voluto dire: sulla terra [il Fucino] ora c’è tranquillità e stabilità, grazie agli dei e all’imperatore. È evidente, per chi conosce la storia del Fucino, che il personaggio sul retro della moneta abbia strappato le terre dalle acque, rendendole appunto stabili. La frase, forse, richiama la più celebre di Eschilo: “Salve a te, o Terra, madre degli uomini, cresci nell’abbraccio di Dio, colmati di frutti, a beneficio degli uomini”.

Sul contributo che Adriano diede con la riapertura dell’emissario Claudiano gli storici sono discordi. Alcuni però, facendo una stima attenta dei lavori, hanno ipotizzato che durante il suo regno la superficie del lago possa essere passata dai 140 Km2 iniziali a circa 60 Km2, ovvero riuscì a diminuire ulteriormente lo specchio del Fucino fino al 60% della sua estensione, dando ai contadini oltre 8.000 ettari di nuove terre coltivabili. Tutto ciò fu possibile poiché venne abbassato ulteriormente il fondo del tunnel sotterraneo e scavato un nuovo canale che arrivava fino al centro del lago, permettendo così un deflusso delle acque costante, che durò per parecchi secoli e diede prosperità alla Marsica, divenuta finalmente il granaio di Roma, come aveva sognato Cesare.