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Tecnica 2000, il caso fisioterapisti di Avezzano approda in Cassazione. Fissata udienza a Sezioni unite

Avezzano. Sembra quasi sul punto di risolversi definitivamente la diatriba nazionale dei corsisti di Tecnica 2000. E’ approdato in Cassazione, infatti, il caso di Avezzano che potrebbe cambiare le sorti di centinaia di fisioterapisti rimasti per anni senza abilitazione a causa di una normativa contestatissima. Fissata la data dell’udienza, in via eccezionale a Sezioni unite. La vicenda  riguardava la scuola privata per terapisti della riabilitazione della Tecnica 2000 che nel 2003 venne riattivata dopo una lunga battaglia legale con il Ministero dell’Istruzione, il Ministero della Salute e la Regione Abruzzo a seguito della riforma universitaria che aveva abolito – non del tutto – il canale formativo regionale. 

 

Inizialmente queste istituzioni non volevano riconoscere il corso svolto da Tecnica 2000 riattivato dal Consiglio di Stato e così successivamente la Regione Abruzzo  aveva revocato l’autorizzazione alla Scuola. Tuttavia l’istituto scolastico, con la vittoria in sede amministrativa, aveva riottenuto l’autorizzazione e quindi ha ricominciato a impartire i corsi dal 2009. E’ rimasta comunque aperta la questione sul valore del titolo professionale, e cioè  se questo titolo  fosse equivalente e quindi parificato alla laurea in fisioterapia come era in passato.

 

I Ministeri hanno quindi optato per distribuire gli studenti di  Tecnica 2000 in circa dieci università italiane, riconoscendo i crediti formativi ed evitando il test di ingresso, così da declinare qualsiasi tipo di problema. Questa situazione ha fatto in modo che gli studenti  al terzo anno sono arrivati  direttamente alle sedi universitarie dalle quali   sono usciti con la laurea in fisioterapia, grazie però ai 180 crediti riconosciuti alla Scuola. In pratica, essendosi iscritti alla scuola,  sono potuti uscire dalle università che li hanno riconosciuti e accolti. 

 

Da quel momento, cioè dall’anno 2010/2012,  la Scuola marsicana opera con una autorizzazione regionale che però consente il rilascio di un attestato di “interesse sanitario” non parificabile né affiancabile alla figura del fisioterapista di genesi universitaria. Visto però che la normativa su cui si basa l’intera vicenda è una normativa  paradossalmente  oggi ancora vigente, gli avvocati  Renata Angelini e Aldo Lucarelli hanno presentato un ricorso in cassazione con domanda di pregiudiziale comunitaria, per comprendere se l’impianto normativo nazionale sia confacente ai parametri comunitari, visto che c’è la possibilità all’estero di lavorare con la qualifica professionale. 

 

Dato che si tratta di una problematica rilevante, la Cassazione affronterà la vicenda a Sezioni Unite, cosa molto rara, per pronunciarsi una unica e forse ultima volta sulla questione che rimbalza oramai da 20 anni sulla esistenza in Italia di un doppio canale formativo professionale autonomo rispetto a quello dell’Università per la formazione del terapista della riabilitazione.

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