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SIMONE VIOLA, CLASSE V A, SCUOLA VIVENZA GIOVANNI XXIII DI AVEZZANO

Il vento soffiava e ululava quella notte, i rami sbattevano e le foglie rosso vermiglio e giallo limone frusciavano e scricchiolavano nel buio.
Maria era incinta.
Sotto le stelle volavano le falene e la luna sorrideva pallida alle montagne della Madonna di Pietraquaria.
Il cielo stava diventando roseo, l’alba sarebbe presto arrivata ad avvolgere e colorare il paesaggio. Giuseppe udì un pianto: era nato un bambino speciale.
Dagli occhi azzurri di Maria sgorgavano lacrime di gioia che scendevano sulle sue guance rosa. Giuseppe si scansava i capelli color nocciola dal viso sudato.
I due erano molto felici. Il bimbo aveva i capelli biondi e increspati come le onde del mare, e gli occhi marroncini, la carnagione pallida e spensierata.
Giuseppe chiamò con il suo telefono i parenti, che pensavano a cosa dire a Gesù.
Vennero allevatori, contadini e lavoratori di fabbrica e maestre.
Ma tutti erano in crisi a causa dei problemi sociali e delle mancanze culturali.
Tutti parlarono a Gesù della crisi e lo pregarono di aiutarli.
Loro portarono dei doni. Un lattaio disse a Gesù: “Gesù, io ti ho portato solo una bottiglia di latte, ma accettala come se fosse un diamante”.
Si avvicinò una maestra che gli regalò un libro.
Lo pregò di non far diventare i suoi alunni dei malfattori.
Infatti nella Marsica Gesù sapeva che c’è molta delinquenza.
Un contadino rimase in un angolo.
Non aveva potuto portare niente a Gesù perché i raccolti scarseggiavano.
Ma poi si fece avanti e spiegò che aveva un figlio che spendeva tutti i soldi per comprare l’alcool.
Nella Marsica, infatti, spiegò che i giovani usavano molto l’alcool.
Maria disse agli ospiti di sedersi.
Dopo aver parlato dei luoghi non pubblicizzati e valorizzati tutti tornarono a casa con una speranza nel cuore che tutto si sistemi.

Simone Viola, classe V A, scuola Vivenza Giovanni XXIII di Avezzano

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