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Seminfermità mentale per il killer di Pescina, la difesa: delitto non premeditato

Avezzano.  Alla sentenza di ergastolo con isolamento diurno e notturno e aggravante della premeditazione, la difesa di Veli Veli Selmanaj, l’assassinio di Pescina in carcere per il delitto della figlia Senade Selmanaj e della moglie Fatima, risponde in Appllo con la richiesta di seminfermità di mente e niente premeditazione, in modo da ottenere le attenuanti generiche.  Una perizia del medico Vittorio Sconci, consulente di parte, ha stabilito che il kosovaro non era totalmente cosciente al momento dell’assassinio. I difensori dell’uomo, Antonio Milo e Davide Baldassarre,  hanno sollecitato la perizia dibattimentale volta ad accertare se l’imputato fosse o meno incapace di intendere e di volere al momento del duplice omicidio. A Selmanaj oltre all’ergastolo, è stato inflitto l’isolamento per un anno e mezzo diurno e notturno e niente potestà genitoriale, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.Veli Selmanaj, delitto di Pescina I giudici Grieco e Gargarella, insieme ai sei giudici popolari, hanno emesso un verdetto senza attenuanti, come chiesto dall’accusa, il pubblico ministero Maurizio Maria Cerrato e dalla parte civile, l’avvocato Leonardo Casciere.  Selmanaj è sotto processo anche per aver commesso violenze nei confronti delle figlie. Secondo l’accusa, in casa subivano le molestie e la paura del padre-padrone. Le figlie hanno confermato che in casa dovevano subire continue violenze e angherie. Le ragazze hanno raccontato che spesso il padre rientrava ubriaco e che le figlie, compresa la vittima Senade, erano costrette a subire spesso molestie. Circostanze confermate anche dagli altri figli.  Hanno raccontato che spesso il padre rientrava ubriaco e che loro, compresa la vittima, Senade, erano costrette a subire spesso molestie e atti sessuali. Ora l’imputato si trova in isolamento nel carcere di Teramo.