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Se ami qualcuno dillo, il romanzo d’esordio di Marco Bonini: la famiglia? È il luogo dei legami più profondi

L'attore presenta il suo libro ad Avezzano: "l'emotività non ha una caratterizzazione sessuale"

Avezzano. Una storia emozionante sulla famiglia, di crescita e redenzione. Ed è proprio l’importanza e l’intrecciarsi dei legami il nucleo portante di “Se ami qualcuno dillo”, il romanzo d’esordio dell’attore Marco Bonini che è stato presentato questo pomeriggio alla palestra “Union Fitness” di Avezzano. A dar voce alla storia di Marco e di suo padre è stato lo stesso attore insieme a Roberta Maiolini, scrittrice e speaker radiofonica, accompagnati dalle letture di alcune parti del libro di Alessandro Martorelli, attore marsicano. Bonini, attore e sceneggiatore, inizia il suo percorso artistico studiando danza classica e moderna, per poi passare a studiare recitazione.  Alterna il lavoro in teatro, dove debutta come attore, a quello in televisione, dove è protagonista di numerose fiction, e al cinema, prima come attore e dal 2000 come produttore e sceneggiatore.

Il suo romanzo d’esordio, edito Longanesi, è tutta incentrata sul rapporto padre-figlio e sulla critica ai sessismi. Marco ha 28 anni e fa l’attore. Una mattina però cambia tutto, squilla il telefono e Marco viene a sapere che suo padre, Sergio, ha avuto un infarto: è in coma, potrebbe non risvegliarsi. La storia di Marco e suo padre inizia da qui, è il nucleo del romanzo di Bonini, “dall’attimo in cui sfiorano la fine”. Un infarto che non uccide il padre, ma ne resetta la memoria e il cervello. Sergio, un uomo tutto d’un pezzo, un uomo che non sapeva fare una carezza ai suoi figli o dire “ti amo” alla sua ex moglie, non c’è più. È arrivato un alieno, “imprevedibile e folle come un neonato che deve imparare tutto da capo”.

Un romanzo non del tutto autobiografico ma che racconta persone reali, che fanno parte della vita dell’attore. Un libro che vuole sottolineare il valore familiare, il luogo dei legami più profondi. “Che cos’è per me la famiglia? La famiglia non dev’essere per forza quella che ci raccontano al telegiornale”, spiega Bonini al pubblico avezzanese, “la famiglia si forma quando i legami e i ricordi si intrecciano con una persona. Con chiunque stringi un legame: quella è la tua famiglia”.

“Il mio libro è un gioco sull’autobiografia”, sottolinea l’attore romano, “rappresenta la rinascita di Sergio. Marco, che prima vuole fare il ballerino, scelta non capita inizialmente dal padre, poi diventa attore. Ma quando arriva il nuovo Sergio si trova davanti un padre che non sa leggere né scrivere, ma balla, ride e sa quando fare una carezza o una dichiarazione d’amore felice”.

Un libro emotivo, dove l’identità maschile è ben presente. “L’emotività non ha una caratterizzazione sessuale”, precisa Marco Bonini, “bisogna che il mondo maschile recuperi il diritto all’emotività. La liberazione emotiva maschile è un problema di emergenza sanitaria: è questo il senso della storia. Un’identità che passa da padre in figlio”. Sergio, dopo la rinascita, sa essere finalmente felice e sa insegnarlo agli altri.

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