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Sanità, Ministero boccia decreto Chiodi sui precari. A rischio servizi e posti di lavoro

Avezzano. Niente soluzione per la vicenda dei precari da stabilizzare per evitare il tracollo dei servizi e delle Asl. Il 15 marzo, infatti, saranno esauriti nella Asl di Avezzano Sulmona L’Aquila i fondi per i 329 precari dell’azienda, un terzo circa di tutta la Regione. La Funzione Pubblica CGIL interviene in merito alla questione dei lavoratori che rischiano di perdere il loro posto di lavoro. “Visto che il Governo nazionale non ha dato il via libera al decreto Chiodi sulle stabilizzazioni”, afferma la Cgil, “siamo di fronte ad un vero dramma sociale per le famiglie dei lavoratori e per gli utenti del servizio pubblico, perche’ verranno meno i livelli essenziali di assistenza. Questo significa la chiusura di una serie di reparti e di servizi, l’allungamento delle liste di attesa e l’aumento della mobilita’ passiva”. Secondo Dario Angelucci, Segretario Generale Funzione Pubblica CGIL L’Aquila, “Siamo al tracollo del sistema sanitario in Provincia dell’Aquila. Tutti gli ospedali presentano gravi carenze strutturali e di organico, alcuni sono stati chiusi o riconvertiti. Cos’altro deve succedere? A breve non avremo piu’ attivita’ fondamentali, a causa della mancanza di personale.” Per Anna Rita Gabriele, Segretario Funzione Pubblica CGIL con delega Comparto Medici, “In tutti gli ospedali ci sono dei medici dotati di grande professionalita’ ed esperienza, che da anni lavorano con contratti precari e garantiscono servizi di grande qualita’ in ambito specialistico, che saranno licenziati per mancanza di fondi e nel migliore dei casi troveranno occupazione nelle regioni virtuose. Molti di loro sono impegnati nelle attivita’ di emergenza urgenza. Rischiamo, ad esempio, di dover chiudere il Pronto Soccorso dell’Aquila, dove su 12 medici 7 sono precari”. A causa del Governo, che noi abbiamo pesantemente contestato rispetto alle iniziative di legge che ha adottato sui precari, infermieri, OSS, portantini, personale del ruolo tecnico, fisioterapisti, assistenti sociali e altre figure professionali che lavorano nelle farmacie, nelle cucine e negli servizi degli ospedali andranno a casa e resteranno senza stipendio, nonostante la disoccupazione crescente nel paese e la pesante crisi economica in atto. Dove troveranno cura i cittadini della Provincia dell’Aquila, gia’ fortemente penalizzati dalla vicenda del sisma del 6 Aprile? Chiediamo alle istituzioni di farsi carico di questa situazione nell’interesse dei cittadini che rappresentano. In assenza dell’atto aziendale e di una strategia per la gestione del problema si rischia uno stato di confusione generale, che rischia di abbattersi sui cittadini, i malati e le loro famiglie. E’ disarmante l’atteggiamento di indifferenza della politica nei confronti di quanto sta avvenendo, considerato che la ASL da’ lavoro a 4500 persone piu’ l’indotto che ne deriva. Per Antonio Ginnetti della Cgil sanita’ provinciale, “Dati i tempi ristretti, occorre chiedere una deroga specifica per la provincia dell’Aquila, che preveda la proroga di tutti i contratti in essere fino al 31/12/2011. Nessuno deve essere licenziato se non viene fuori una proposta di riorganizzazione,che tenga conto dei bisogni dei cittadini e dei territori. Visto che le due ASL si sono accorpate solo nel 2010 ed il processo di fusione e riorganizzazione e’ ancora in alto mare, questa soluzione permetterebbe una migliore programmazione per il futuro, evitando l’interruzione di servizi essenziali alla salute dei cittadini”.