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Riforma Delrio, il ministro Lanzetta: attenti ai territori. Di Pangrazio: Renzi ci aiuti

Avezzano. “I territori sono protagonisti nelle nostre riforme”. Con queste parole il ministro degli Affari regionali e le autonomie Maria Carmela Lanzetta ha spiegato alla platea del castello Orsini il ruolo delle Province, delle Regioni e degli altri enti alla luce della riforma del sistema con la Legge Delrio. “Noi puntiamo a riconoscere le diversità territoriali per fare in modo che si possano dare delle risposte concrete ai cittadini”, ha continuato il ministro, “il governo vuole accompagnare il processo di passaggio di competenze dalle Province alle aree vaste restando molto vicino agli attori di queste riforme”. Nell’incontro organizzato dall’Ardel e coordinato dal sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, sono state evidenziate le trasformazioni e le difficoltà che i vari enti si troveranno ad affrontare con l’entrata in vigore della riforma. “Avezzano è località centrale della Marsica”, ha commentato il primo cittadino Di Pangrazio, “pronta ad assumere il ruolo di città-distretto, ma il governo ci deve aiutare. Renzi deve osare di più in Europa perché noi Comuni abbiamo bisogno di più elasticità altrimenti il lavoro non viene rilanciato e l’economia non riparte”. Durante i lavori, ai quali ha preso parte anche il presidente regionale dell’Anci Luciano Lapenna, il presidente dell’Upa Antonio Del Corvo, diversi sindaci marsicani e i rappresentanti delle forze dell’Ordine. “L’assemblea regionale è impegnata nell’attività di ricognizione”, ha affermato il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, “dalla quale si evince innanzitutto che dei 305 Comuni abruzzesi ben 237 sono obbligati ad associarsi, in un percorso complesso e irto di difficoltà. L’assemblea regionale sarà pertanto pronta a legiferare quelle norme attuative, indispensabili perché la legge generale possa essere recepita pienamente”. Di Pangrazio rivolgendosi infine al Ministro Lanzetta ha auspicato che: “Qualsiasi strada si intenda intraprendere va condivisa, perché quella che ci attende è una riforma epocale, certamente diversa da qualsiasi altra norma legiferata in passato”.