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“Repijemece je tempo”, il brano di Giuseppe Ippoliti per ricordare il terremoto del 1915

Aielli. Un pianoforte a muro, dolcemente suonato per infrangere il silenzio di un paesaggio innevato di fronte a un vecchio rudere, una casa abbandonata, distrutta dal sisma del 13 gennaio del 1915. Oggi, per la Marsica e i marsicani, è il giorno della memoria. Sono passati 106 anni da quella tragedia e nessuno ha dimenticato quei morti, i nostri lontani parenti. Le nostre radici.

Ad Aielli, in quel di Borgo Universo, luogo sempre più attraente agli occhi di turisti e amanti della street art, è andato in scena un momento indimenticabile, che resterà a lungo nei cuori di coloro che hanno potuto assistervi. Giuseppe Ippoliti, musicista avezzanese, dietro la tastiera bicolore del pianoforte, ha dato vita a emozioni e suggestioni sotto forma di note per tributare chi, quel 13 gennaio del 1915, ha perduto la vita. E’ stato girato anche un video, con il regista Paolo Santamaria dietro la camera.

“Il 13 gennaio è una data che sa scuotermi più di altre, salda e inalienabile, un richiamo radicato e ancestrale a cadente riflessione. Il giorno inciso nella nostra memoria da quel lontano 1915″, ha spiegato Santamaria. “Tale ricorrenza rappresenta per me un monito a credere in questo territorio, a sforzarsi di ricucire le antiche ferite nella speranza di scoprire, un domani, meraviglie per ora solo celate. Provo a farlo a modo mio, cercando di unire tra loro punti apparentemente distaccati ma che sento come ampiamente stratificati. Ne osservo la bellezza, ricercandone la rarità”.

“Ricordo bene quando Giuseppe mi fece ascoltare il provino di questo brano. Eravamo nel mio studio, e tra varie demo rock una canzone mi colpì nel profondo. Quelle parole così crude e vere, in un dialetto puro quanto onesto, smossero da subito qualcosa, graffiando ed aggrappandosi come artigli nella carne. Mostrarono immagini a me care e raccontarono una storia che sentivo di condividere. Credo siano passati almeno due anni da quel giorno, ed in cuor mio mi ero ripromesso di dare un volto a queste note, perché sentivo la necessità di estendere tale condivisione, di contribuire al suo viaggio”, prosegue il regista.

“Così il 31 dicembre 2020, ultimo giorno dell’anno più duro di quelli vissuti dalla mia generazione, prendo il telefono e con estrema semplicità lo convinco ad inaugurare il 2021 con un liveclip di “Repijemece je tempe”. Mi sembrava il giusto tributo per commemorare tale giorno. Lo abbiamo girato in tutta fretta ieri, dopo alcune ore di preparazione; una fretta ricolma di gelo, con occhiaie che non gustavo da tempo e con quella voglia di fare che per troppi mesi abbiamo dovuto mettere a tacere. Abbiamo trascinato un pianoforte in mezzo alla neve, laddove ad abitare vecchie dimore troviamo ora la flora più resiliente ed energica, che da occupante abusiva si è lentamente trasformata in sostegno vitale per mura pericolanti ed abbandonate”.

“‘Strigneme i denti e jame annanzi’, come quella fragile natura che sa sottometterci con la propria forza, tellurica o virale che sia. Un invito a rialzarsi, a ricostruire, riappropriandosi dei propri spazi e imparando dai propri errori. Uno sguardo rivolto al passato, al nostro passato, a quell’identità frammentata e violentata che dovrà sempre guidarci verso un futuro di continua ricostruzione, forti di sempre nuova speranza. Ringrazio il supporto attivo delle anime di Aielli e l’amicizia di Enzo Di Natale, a riprova di quanto l’amore per il proprio territorio possa innalzare qualsiasi Borgo a proprio Universo, microcosmo in cui narrare la propria storia, un carattere dopo l’altro”, conclude Santamaria.

Così il primo cittadino di Aielli, Enzo Di Natale. “Erano le 7.53 di 106 anni fa quando la terrà tremò come mai aveva fatto prima. Aielli, come tutta la Marsica, fu devastato contando danni incalcolabili. Il paese, fino a quel giorno, contava 2000 anime. In 30 secondi ne morirono 205. Intere famiglie furono distrutte. Sotto le macerie rimasero donne, uomini, vecchi e bambini. Un terremoto che provocò morte e cambiamenti enormi. Cambiò la storia e la geografia del nostro borgo. Gran parte del patrimonio edilizio storico fu cancellato, buttato giù in pochi secondi e poi quella frattura che ancora oggi genera  conseguenze, la divisione del paese in due centri”.

“Nulla, da allora, fu più come prima. Per tutto ciò che ne è derivato dopo, per i mutamenti che sconvolsero la nostra terra, il 13 gennaio non sarà mai un giorno come gli altri. È il giorno del ricordo, il giorno della memoria. In foto le lapidi con tutti i nomi delle vittime, la loro età al momento della morte e la loro famiglia di appartenenza”.

 

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