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Quattro anni di reclusione per i fratelli Spada, accoltellarono il pugile Di Berardino

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Avezzano. Quattro anni di reclusione con rito abbreviato ai fratelli Spada per aver accoltellato il pugile Ivan Di Berardino. Questa la sentenza emessa dal tribunale di Avezzano nei giorni scorsi per Riccardo Spada, 27 anni, ed Enrico Spada, 38 anni, di Avezzano appartenenti alla locale comunità rom. I due, secondo l’accusa, avevano accoltellato il 9 aprile dello scorso anno l’ex campione italiano dei pesi massimi Di Berardino, detto “il Nervoso”.

Secondo la ricostruzione degli agenti del commissariato di Avezzano, che avevano eseguito le indagini subito dopo l’aggressione, il pugile Di Berardino sarebbe stato prima picchiato e poi ferito con un fendente all’addome. Trasportato al pronto soccorso dell’ospedale di Avezzano, Di Berardino era stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico e poi a delle trasfusioni. Subito dopo l’intervento era stato necessario per il pugile un ricovero in prognosi riservata per diversi giorni.

Nel frattempo gli agenti della polizia avevano individuato subito i due fratelli Spada per l’aggressione, denunciandoli a piede libero. Un terzo fratello Spada, invece, a seguito delle indagini del commissariato della città era stato accusato di lesioni. Di Berardino a dicembre del 2018 aveva conquistato il titolo di campione nazionale di pesi massimi contro Fabio Tuiach. Lo aveva detenuto fino al 2019 quando era arrivata la sconfitta che lo aveva costretto a passare la cintura a un ucraino. Poi per lui erano ricominciati gli allenamenti in vista di nuovi traguardi sul ring fino al giorno dell’aggressione. A salvarlo subito dopo l’accoltellamento era stato il nipote che lo aveva soccorso chiedendo poi aiuto al personale sanitario.

Dopo l’intervento e il ricovero ci sono volute diverse settimane di convalescenza per farlo rimettere in piedi. Ora i due accusati, difesi dall’avvocato Pasquale Milo, si preparano per il ricorso in appello. Il legale dei fratelli Spada è certo che in quell’occasione potrà ribaltare la decisione del giudice per le indagini preliminari, Daria Lombardi, e del pubblico ministero, Andrea Padalino del tribunale di Avezzano e dimostrare la loro tesi. Durante il processo aveva sostenuto la tesi della legittima difesa con eccesso colposo, ma non è stata accolta. “Sono parzialmente soddisfatto”, ha commentato l’avvocato Milo, “ma siamo convinti che riusciremo a dimostrare in appello la nostra tesi”.

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