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Psicotime #60: quali sono i tipi di molestie e le loro conseguenze psicologiche

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Avezzano. Sessantesimo appuntamento con Psicotime, la rubrica in collaborazione con la psicologa Giulia D’Ascanio. Negli ultimi anni l’attenzione verso il tema delle molestie, dei soprusi e delle violenze ha acquisito sempre maggior rilevanza sia a livello di opinione pubblica che, fortunatamente, di tutela legislativa.

La molestia è un comportamento aggressivo e teso a denigrare o ferire, portato avanti da una persona o da un gruppo di persone, su una o più vittime. Ma le molestie possono assumere molte forme e svilupparsi in un’ampia varietà di contesti. Si ritiene quindi molestia anche un comportamento offensivo e dirompente, che genera nella vittima una sensazione di angoscia e disagio. Per giudicare il comportamento come molestia, è necessario prendere in considerazione due fattori:

  • Ripetizione: gli atti di violenza sono stati ripetuti più di una volta ed è probabile che continuino;
  • Esercizio del potere: il molestatore usa il proprio potere (fisico, psicologico, sociale, ecc.) per esercitare il controllo o compiere una serie di atti dannosi per la persona molestata.

Come abbiamo già accennato, esistono diversi tipi di comportamento che sono legalmente perseguibili.

  1. Il bullismo scolastico: per bullismo si intende un comportamento aggressivo, che può essere sia fisico che verbale che mentale, che viene messo in atto da un bullo, nei confronti di una vittima. Si parla di bullismo scolasticoquando coinvolge persone che frequentano la stessa scuola, sia se l’aggressione viene realizzata all’interno che all’esterno dell’edificio, o in altre aree che non coinvolgano necessariamente la scuola. Le conseguenze e i campanelli d’allarme che segnalano che una persona è stata vittima di bullismo possono essere: fobia scolastica, ansia, nervosismo, depressione, disturbi del sonno e psicosomatici, cambiamento dell’umore repentini, disturbi dell’appetito, segni fisici di violenza, apatia, attacchi di panico e, nei casi più gravi, anche il suicidio.
  2. Cyberbullismo: è il nuovo tipo di bullismo che si realizza online e che avviene attraverso l’utilizzo di smartphone, tablet e pc. Alcuni tipi di cyberbullismo sono: diffondere informazioni false sulla persona, insulti di massa sulle reti sociali della persona, invio di messaggi privati ​​ai contatti della persona, revenge porn (diffusione di immagini intime della persona senza il suo consenso), creazione di falsi profili che usurpano l’identità della persona per denigrarla. Si parla di cyberbullismo quando tali comportamenti avvengono tra minorenni e di cybermolestia quando coinvolgono gli adulti.
  3. Molestie psicologiche o morali: sono una violenza
    psicologica volta a ledere la dignità e l’integrità morale della persona,
    con l’obiettivo di indebolirla psicologicamente, allo scopo di manipolarla o controllarla o annullare la sua volontà. Molto spesso i comportamenti del molestatore possono essere così sottili che la vittima stessa non ne è consapevole, magari attraverso l’uso di bugie, parole sottilmente diffamatorie e distorsioni della realtà, che portano la vittima verso un’ambiguità e una demolizione dell’autostima. Il processo di molestia psicologica si sviluppa in diverse fasi: nelle fasi iniziali, la molestia crea una sensazione di instabilità nella vittima, che alla fine perde fiducia in se stessa e negli altri, generando senso di impotenza e ansia; può portare alla depressione o al suicidio. Se ci si dovesse trovare in tale situazione sarebbe importante chiedere aiuto sia a persone fidate vicino a noi, ma anche a professionisti che ci possano aiutare a uscirne, e nei casi più gravi anche alle forze dell’ordine.
  4. Mobbing: comportamenti lesivi, violenti, ripetitivi e duraturi nel tempo perpetrati a livello personale e psicologico, sul posto di lavoro. I mobber (ossia i molestatori) mettono in atto tali comportamenti per annientare la vittima a livello lavorativo, sociale e spesso personale. Alcuni tipi di comportamenti legati al mobbing sono: minacce, ricatti, scherni, false voci, isolamento della vittima dal resto del gruppo. Le molestie possono anche trasformarsi in comportamenti violenti, diventando così un caso di molestie con aggressività. L’ambiente professionale diventa così fonte di stress per la vittima: se questo stress diventa cronico, può trasformarsi in disturbo da stress post-traumatico. Se ci si accorge di essere vittima di mobbing è importante cercare di arginare questi comportamenti nei limiti del possibile e chiedere aiuto al proprio superiore e, se fosse lui l’aggressore, ai sindacati.
  5. Molestie sessuali: riguardano tutti quei comportamenti intimidatori o coercitivi di natura sessuale e che possono verificarsi in tutti gli ambienti. In questo senso ci riferiamo pertanto ad aggressioni sia fisiche che verbali e non verbali, come per esempio: atti di violenza fisica, contatto o incontro indesiderato, commenti o riferimenti al fisico, all’attività sessuale o privata della persona, tentativi di flirt, gesti di natura sessuale. Come si può vedere questi tipi di molestie includono sia forme più lievi e forma più gravi di aggressioni sessuali. Se ci si sente vittime di tali violenze è importante chiedere aiuto sia alle persone vicino a noi, sia a un professionista che ci aiuta a superare i traumi psicologici ma anche alle forze dell’ordine.
  6. Molestie di strada o catcalling: è un comportamento che si realizza in spazi pubblici o semi-pubblici e che consiste nell’apostrofare estranei con commenti o messaggi irrispettosi, intimidatori, offensivi o minacciosi. Questa molestia si basa sulla discriminazione basata sul sesso, il genere o l’orientamento sessuale. Alcuni tipi di tale molestia sono: fischi o richiami, commenti sessisti o appellativi, insulti, palpare o toccare una persona. Per la maggior parte dei casi, questo tipo di molestia è generato principalmente da uomini di cultura sessista e rivolta a donne o persone dei collettivi LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender). La ripetizione nel lungo periodo delle molestie di strada può creare un ambiente ostile, minare la dignità e la libertà delle persone, che potrebbero avere paura di uscire negli spazi pubblici. In questo caso si sta abusando dell’altro perché si sta andando oltre il suo consenso e lo si sta mettendo a disagio con forme intimidatorie e invadenti.

  7. Molestie fisiche o stalking: si parla di stalking riferendosi a un comportamento intimidatorio e di terrore psicologico che può sfociare in atti violenti contro una persona. Si tratta di perseguitare costantemente e in modo invasivo la vittima per stabilire un contatto con lei contro la sua volontà. Questo tipo di molestia ha origine da un’ossessione che il molestatore sviluppa nei confronti dell’altra persona, con comportamenti come: spiare la vittima, inseguirla, chiamarla e/o cercare di mettersi in contatto con lei in modo invadente, minaccia, comportamento violento, violazione della privacy e comportamenti aggressivi. Per parlare di stalking anche in questo caso devono verificarsi la ripetitività dell’azione e lo squilibrio di potere (la consapevolezza di incutere terrore nella vittima o la presenza di minacce verso la vittima o la sua famiglia).

Cosa fare se ci rendiamo conto di essere vittima di molestie?

Le molestie sono reato e sono perseguibili in quanto tali: è importante denunciarle perché questi atti non vengano ripetuti. Ovviamente è importante anche avere vicino persone care che possano sostenere la vittima in questi momenti difficili e allo stesso tempo è sempre consigliabile seguire una terapia con uno psicologo esperto in questo settore per cercare di aiutare la persona a non sprofondare nei problemi psicologici che queste molestie possono arrecare. Allo stesso tempo è importante creare un ambiente, una società e un’educazione che ponga freno a tali tipi di comportamenti, e che porti al rispetto, all’integrazione e alla comunicazione tra le persone.

 

Giulia D’Ascanio, psicologa clinica

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