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Pronto il Piano Asl, ma i sindacati bocciano il modello “hub and spoke”. Ecco il documento

Avezzano. Pronta la bozza del Piano aziendale sanitario, atteso da anni e che segnerà il futuro della sanità dell’intero territorio. C’è grande attesa al riguardo ma i sindacati, in vista della presentazione di mercoledì, mettono le mani avanti e bocciano il modello “hub and spoke”, che prevede un ospedale principale, quello dell’Aquila (bub) e altri secondari per i pazienti non gravi, quelli di Avezzano e Sulmona, oltre ai piccoli ospedali (spoke). Chiedono che tale modello sia applicato a reparti e non ad ospedali. Anche i migliori reparti che si trovano nella Marsica e nelle altre aree della Asl secondo i sindacati hanno lo stesso diritto di essere reparti di eccellenza e non spoke. Come ad esempio quello di Chirurgia vascolare di Avezzano, conosciuto in tutto il Centro Italia, oppure come quello di Cardiologia riabilitativa di Tagliacozzo, fiore all’occhiello e punto di riferimento in quello specifico settore, nonché unico reparto di quel tipo e dove arrivano pazienti da fuori Regione, oppure quello, all’avanguardia, di Oculistica sempre ad Avezzano. E così via.
La Cgil, Funzione pubblica, evidenzia, quindi, le difficoltà di percorso nella realizzazione della Asl unica provinciale. Si continua a ragionare per compartimenti stagni, fra inutili campanilismi e tentativi di frenare il processo in atto. Inoltre rileva che primeggia ancora una cultura ospedalocentrica, per cui l’interesse della Dirigenza e degli Amministratori locali si concentra sull’offerta dei servizi ospedalieri, trascurando quasi completamente la medicina preventiva, la salute dei lavoratori, l’educazione sanitaria, la prevenzione delle malattie croniche.
Per quanto riguarda l’assistenza ospedaliera, il modello organizzativo di hub and spoke adottato dalla Regione non può essere applicato rigidamente in Provincia dell’Aquila, per via delle caratteristiche territoriali montane, della scarsa densità di popolazione e dell’alto tasso d’invecchiamento in zone più disagiate; inoltre le strutture viarie non collegano comodamente i principali comprensori della provincia. Si rischia così di non garantire l’equità di accesso ai servizi ospedalieri e di avere l’aumento della mobilità passiva verso altre Regioni per oggettive condizioni di mancata fruibilità delle strutture. Dal sindacato affermano nel documento ufficiale presentato al manager Giancarlo Silveri:
“Pensiamo che il nuovo Atto aziendale debba assumere una visione flessibile del concetto di hub and spoke, prevedendo quindi che i tre principali presidi della Provincia: L’Aquila, Avezzano, Sulmona possano essere hub e spoke nello stesso tempo ovvero legati in un sistema integrato di attività. Per questo occorre definire standard condivisi, su cui misurare il livello di eccellenza raggiunto nel tempo e costruire un’organizzazione di riposta ai bisogni reali della popolazione.
Non si può prescindere tuttavia dalla ristrutturazione dell’Ospedale dell’Aquila come dalla costruzione di un nuovo e moderno ospedale a Sulmona, che oggi vede a rischio anche il punto nascite nonostante la sua importanza per le popolazione locale. Non si possono negare i bisogni e le specificità della Valle Peligna per un calcolo fatto sulla carta e lo stesso vale per il territorio della Marsica, che già è stato investito da un importante processo di riorganizzazione della rete ospedaliera.
Altro discorso per la sanità privata, chiamata a nostro avviso ad un ruolo di reale integrazione con la sanità pubblica provinciale Il numero dei posti letto assegnati non può essere l’unico indicatore di riposta sanitaria. Al sistema pubblico va riconosciuto comunque un primato nell’erogazione delle prestazioni anche attraverso una valorizzazione del Territorio.
La vicenda di Pescina e Tagliacozzo rappresenta una modalità di risposta, ora occorre investire ulteriori risorse perché i malati cronici possano essere curati fuori dal contesto ospedaliero, come avviene nelle regioni virtuose. Il ruolo dei medici di base assume pertanto un valore fondamentale anche se necessita di altre strutture di sostegno, a partire dall’implementazione della lungo-degenza per arrivare alle RSA.
Alla base di tutto resta la necessità di valorizzare il lavoro attraverso il superamento del precariato e nuovi importanti investimenti in tecnologia, orientati in primo luogo allo sviluppo della rete di emergenza urgenza”.