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Prima abbandonato a morire di fame, poi investito e lasciato agonizzante sul ciglio della strada

Avezzano. Scene che non vorremo mai vedere ma che, purtroppo, sono incredibilmente frequenti nella Marsica. Inutile nascondere la testa sotto la sabbia, il fenomeno del randagismo è una realtà fuori controllo, alimentata principalmente dal silenzio e dall’omertà dell’essere umano. Oltre a questi due fattori, però, vi è quello predominante rappresentato dalla sua cattiveria. L’abbandono di un animale è, di per sè, già un atto di profonda vigliaccheria, ma l’investimento dello stesso, con conseguente fuga, è un reato deplorevole e ingiustificabile. Ieri sera, l’ennessima segnalazione tramite facebook; “Erano da poco passate le 17 quando all’altezza del cimitero di Paterno ho visto una ragazza soccorrere un cane, un bracco tedesco di circa due anni con un collare militare al collo. Mi ha spiegato che era stato investito da una macchina bianca, forse un Suv, il cui conducente è fuggito immediatamente” – ha dichiarato la ragazza che, dopo averlo soccorso, lo ha portato immediatamente da un veterinario ad Avezzano.

Purtroppo, però, non c’è stato nulla da fare a causa della prima vertebra fratturata, di un’anemia fortissima e di un avanzato stato di malnutrizione. “Non voglio credere che chiunque abbia visto aggirarsi quell’esserino in questo stato si sia voltato, preferisco credere, invece, che sia scappato tra i monti a qualche imprudente (per usare un eufemismo) cacciatore. Anche se poco ci credo. ” – continua la ragazza – “Una cosa la so per certo: nulla di tutto ciò riesce a sconfessare la crudeltà e la malvagità umana. Continuo ad avere i brividi. Vi mostro la foto con la speranza che qualcuno possa aver visto”

E’ oggettivamente difficile non lasciarsi sopraffare dalla rabbia e dal senso di disgusto che si provano davanti a simili vicende. A rendere il tutto più fastidioso è la reiterazione con la quale le stesse avvengono che, inoltre, fanno sorgere forti dubbi sulla reale volontà di affrontare e risolvere il problema. Può un territorio come quello marsicano, la cui fauna è tra le più belle della regione e in cui il contatto uomo – animale è strettissimo, restare in balia di questo fenomeno? A cosa serve vantarsi del legame con la propria terra – e con chi la abita – se poi non si riesce a tutelarla a dovere? E, ancora, non è, forse, giunto il momento di affrontare seriamente la piaga dell’abbandono e del maltrattamento sugli animali? I fatti ci dicono che il problema non può più essere rimandato e che urgono progetti che siano in grado di dare benefici non solo nell’immediato, ma anche e soprattutto nel medio – lungo periodo. E’ il momento di intervenire con decisione, non si può si può più attendere. Federico Falcone