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Powercrop bloccata dal Tar, addio alla mega centrale nella Marsica. Enti scampano a maxi risarcimento danni

Decisione arrivata dopo 12 anni di proteste e manifestazioni popolari

Avezzano.  Powercrop bloccata dal Tar. Una sentenza che segna la fine della più grande centrale energetica mai progettata nella Marsica. Gli enti oppositori scampano a un probabile  maxi risarcimento danni.

La sentenza è della prima sezione del  Tribunale amministrativo regionale per l’Abruzzo che ha respinto il ricorso presentato  da Powercrop srl ed Eridania-Sadam spa contro  Regione,  Comune di Avezzano e numerosi altri enti che avevano bloccato il procedimento di autorizzazione  per la costruzione e l’esercizio di un impianto di produzione di energia a biomasse. “Una pronuncia importante”, ha dichiarato al Centro  l’avvocato Herbert Simone, che difendeva il Comune di Avezzano, “una decisione che  conferma la fondatezza delle opposizioni al progetto, che a quanto pare aveva un obiettivo speculativo”.

La storia di questa centrale inizia nel lontano  2007 era stato sottoscritto da Powercrop ed Eridiana Sadam, dalla Regione Abruzzo, dalla Provincia dell’Aquila, dal Comune di Celano e dalle organizzazioni sindacali, un  progetto di riconversione della filiera agroenergetica e orticola. Un progetto di portata  nazionale che avrebbe riconvertito anche l’ex zuccherificio, tra cui anche dei posti di lavoro. Tutto sembrava fatto. Era stato  addirittura ottenuto il parere favorevole del Via  e rilasciata la piena compatibilità ambientale.

Dopo anni di proteste e manifestazioni, con la nascita anche di comitati civici di opposizione alla centrale, nel 2016 arriva una decisione molto attesa dai movimenti civici. Un gruppo di lavoro creato ad hoc dopo diversi ricorsi al Tar,  infatti, rilevava gravi inadempimenti da parte delle società Powercrop ed Eridiana, tali da giustificare la risoluzione dell’accordo.

Secondo la società, però,  gli inadempimenti attribuiti erano  inesistenti e comunque non erano di gravità tale da giustificare la risoluzione. Era stato quindi presentato  un ricorso con richiesta cautelare. Successivamente, però, con il passare del tempo, anche le leggi sono cambiate. Già con l’entrata in vigore del decreto Calenda la  redditività  dell’operazione era stata intaccata. Così i ricorrenti, secondo quanto riportato dal Centro, “hanno deciso di andare direttamente sul merito.

Il Tar però ha respinto. Determinante nella decisione della Regione di rescindere l’accordo, ma anche nella decisione finale del tribunale, è stata l’esclusione dal progetto iniziale della centrale orticola. Questo è stato forse uno dei motivi più importanti per cui la regione ha recesso dall’accordo. Powercrop si è sempre difesa in udienza sostenendo che  “quale alternativa al progetto orticolo originario era stata scelto “su proposta della Coldiretti, un impianto a biogas, che avrebbe dato agli agricoltori la possibilità di conferire all’impianto a biogas il mais prodotto in luogo della bietola”.

Se  Powercrop ed Eridiana, avessero vinto il ricorso, per la Regione, ma forse anche per altri enti, avrebbero rischiato pesanti penali. Le aziende avrebbero  potuto chiedere un risarcimento milionario per mancato guadagno e da ritardo. Questo anche alla luce dalla perdita degli incentivi. Oltre alla Regione e a numerosi altri enti e associazioni di categoria, si oppose anche il Comune, con l’allora assessore all’Ambiente Roberto Verdecchia. La sentenza di ieri, che arriva dopo anni di dibattiti sulla questione, ha confermato  i timori sollevati dall’inizio dal territorio marsicano.

 

 

 

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