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“Perché non dite la verità”, poi fuoco su moglie e figlia giustiziata con un colpo di grazia

Avezzano. Ha ucciso prima la moglie con tre colpi all’addome, poi ha sparato alla figlia. Per finirla l’ha colpita alla nuca mentre era a terra ancora viva, come per giustiziarla. Sarebbe questa la dinamica del duplice umicidio di Pescina.  Il gip del Tribunale di Avezzano, Maria Proia, ieri mattina ha convalidato l’arresto di Veli Selmanaj, il 46enne kosovaro, reo confesso, che la sera dello scorso 16 ottobre ha ucciso a colpi di pistola l’ex moglie Fatime, 45 anni, e una delle figlie, Senade, di 22 anni. Il femminicidio era avvenuto a Pescina (L’Aquila), all’esterno del supermercato Todis. All’uomo, per il quale e’ stata disposta la custodia cautelare in carcere, e’ stato contestato dal pm Maurizio Maria Cerrato il duplice omicidio con le aggravanti della premeditazione, del vincolo discendente con la figlia, oltre al porto e alla detenzione abusiva di arma da fuoco. Selmanaj si e’ avvalso della facolta’ di non rispondere rifacendosi alle dichiarazioni rilasciate agli inquirenti la sera di mercoledì scorso. L’uomo, che in un altro procedimento penale deve rispondere di violenza sessuale nei confronti di due figlie, tra cui la stessa Senade, ai magistrati aveva detto che quelle accuse lo avevano destabilizzato, che lo facevano soffrire e che mai avrebbe abusato delle figlie. All’esterno del supermercato avrebbe cercato di colloquiare con l’ex moglie e Senade respingendo quelle accuse infamanti. Veli Selmanaj, delitto di PescinaPoi la discussione sarebbe degenerata e la figlia gli avrebbe gridato di andare via poiché’ nessuno dei familiari voleva piu’ vederlo. Sarebbe stato a quel punto che il kosovaro ha estratto la pistola e ha fatto fuoco. La cattura, da parte dei carabinieri, era avvenuto appena mezz’ora dopo il fatto di sangue quando Selmanaj e’ stato bloccato nei pressi di un bar di Venere, frazione di Pescina. Il revolver non lo aveva con se’ ma e’ stato recuperato dai militari a bordo della sua auto. Il difensore dell’indagato, l’avvocato Davide Baldassarre, ha fatto rilevare che il suo assistito, in Italia da circa 20 anni, non ha mai avuto problemi con la giustizia. Secondo il professionista l’autore del duplice omicidio viveva una situazione di forte disagio da circa due anni e mezzo. Non poteva vedere i suoi figli perche’ allontanato dalla casa coniugale e la sua immagine era stata ritagliata da tutte le foto familiari. “Da quando sono stato accusato di questo infamante reato – aveva detto Selmanaj al suo avvocato – mi e’ rimasta solo la mia faccia. Non ho mai pensato di fare certe cose”. All’ex moglie e alla figlia, prima che aprisse il fuoco, avrebbe detto di dire la verita’ ai magistrati. L’udienza dinanzi al gup per la vicenda delle violenze sessuali e’ fissata al prossimo 26 novembre. L’avvocato Baldassarre per ora non produrrà’ istanze: “Studiero’ le carte – ha detto – dovro’ ragionare con il mio assistito e poi vedremo quale linea difensiva intraprendere”. Intanto i familiari delle vittime hanno avviato le pratiche per il rimpatrio delle salme in Kosovo dove saranno sepolte.