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Nuovo municipio, il Consiglio di Stato respinge il ricorso del Comune di Avezzano e dà ragione alle imprese

Avezzano. Il Consiglio di Stato respinge il ricorso del Comune sul nuovo municipio. Il Tar, infatti, nel 2017 aveva  bocciato la decisione dell’amministrazione Di Pangrazio che aveva, con un atto di autotutela, deciso di annullare tutte le risoluzioni di variante approvate dalla precedente amministrazione comunale, presieduta da Antonio Floris. Il Comune aveva adottato l’annullamento perché per l’affidamento delle opere in variante non era stata avviata una regolare gara di affidamento dei lavori.

Il Tar, invece, ha dato ragione al Consorzio di imprese, denominato Irim, che aveva impugnato gli annullamenti. Successivamente il Comune non aveva digerito la decisione e  aveva fatto ricorso al Consiglio di Stato che ora si è espresso respingendo l’istanza dell’ente comunale. Secondo il Tar, l’atto di autotutela dell’amministrazione è illegittimo «per essere stato adottato a distanza di un periodo di tempo non ragionevole».

Il progetto per la costruzione del nuovo municipio s’inquadrava in un programma ministeriale per la rivalorizzazione delle periferie urbane. La convenzione tra Comune e Irim prevedeva la realizzazione di opere di urbanizzazione e di un parcheggio interrato da realizzare su un terreno comunale. Le opere, secondo l’accordo, dovevano rimanere di proprietà pubblica. Inoltre, era prevista la realizzazione di un edificio comunale che sarebbe rimasto, tranne il piano terra, all’amministrazione comunale che vi avrebbe ospitato la nuova sede del municipio. Il progetto prevedeva anche la realizzazione di 11 edifici residenziali e un ristorante.

Con varie delibere, emanate tra il 2006 e il 2011, erano state approvate  due varianti al progetto, stralciando, per mantenere invariati i costi, l’impiantistica della struttura. Dal 2012, però, i lavori sono stati sospesi quando la somma sborsata dal Comune ammontava a oltre 6 milioni. Nel lasso di tempo compreso tra il 2012 e il 2016, mentre la Procura della Repubblica aveva avviato un’indagine sulla vicenda (conclusasi in primo grado con un’assoluzione e cinque condanne) ipotizzando l’accusa di truffa, non erano state adottate altre decisioni per il completamento delle opere.

Infine  il consiglio comunale aveva dato mandato alla giunta di annullare tutti gli atti in relazione all’approvazione e all’esecuzione al Contratto di quartiere II. Secondo il consiglio comunale, gli atti stipulati erano viziati da illegittimità. Successivamente all’atto di autotutela il Comune aveva, con un’ordinanza, intimato al Consorzio Irim il rilascio dei terreni e dell’immobile incompiuto. Ma anche quest’ordinanza è stata annullata dal Tar che ha accolto le tesi dei legali dell’Irim che ora hanno avuto ragione anche in Consiglio di Stato.

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