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Nuove forme di drammaturgia a chiudere la tre giorni del Teatro dei colori

Avezzano. Si chiude stasera al Teatro dei marsi il festival delle “Drammaturgiche visioni” del Teatro dei colori. Ancora incontri e dibattiti questa mattina, ed in serata, alle 21, si comincia con una ensemble di flauti di Toscanini, quindi Francesco Manetti con “Cancroregina”, un viaggio fantastico di un uomo disperato che, mentre medita il suicidio, si imbatte in uno sconosciuto che dice di essere uno scienziato in grado di arrivare sulla luna con l’astronave Cancroregina. L’uomo visita il mezzo e si convince a provare e a lanciarsi nello spazio; ma è proprio lì che lo scienziato pazzo lo ucciderà. Il viaggio diventa un’avventura senza fine in compagnia di un cadavere che continua a seguire l’astronave, un delirio costante dello scienziato, un continuo susseguirsi di domande, dubbi senza risposta, assenza e vuoto non colmato. Chiuderà il festival “Io non so cominciare” del Teatro Rebis. In scena movimenti, vibrazioni, intensità in una materia deserta. Tre figure tratte per analogia dagli scritti di Danilo Dolci in uno spazio neurto, stanza del pensiero e della sensazione. Tre figure in un rapporto triangolare come i personaggi kafkiani, in un’interdipendenza fatale, mai esplicitata in contatti diretti, bensì risolta a distanza, per indifferenza. Tre facce della stessa medaglia, tre spigoli di un sentiero personale, tre linee di fuga. Sotto forma di squarci di memoria, assalti di attualità, proiezioni di desideri, vengono svelate le contorsioni di una coscienza in precipitazione lenta. Il festival, ci ha detto Gabriele Ciaccia, direttore artistico, “ha voluto aprire, in una tre giorni sperimentale, il fronte delle nuove ricerche ed incontrare artisti che si stanno imponendo sulle scene nazionali ed internazionali. Studi e linguaggi si incontrano alla scoperta di diverse forme di drammaturgia, di struttura scenica, di composizione, di spettacolo, di performance, di creatività, attraverso suoni che sono spazio, immagini che sono corpo, voci che sono sculture”. Interesante, coinvolgente, sorprendente, assolutamente da non perdere. Gianluca Rubeo