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Non è l’azione ad essere buona o malvagia in sé, ma l’intenzione con cui la si compie [Polvere di Blog]

Questa frase, attribuita a Pietro Di Berengario e molto utilizzata in epoca medievale, può farci riflettere anche al giorno d’oggi. Uno può essere portato a pensare che una buona azione sia buona a prescindere, ma non sempre è così. Offrire un caffè al prossimo può essere considerato un gesto di cortesia. Ma se un cittadino offre un caffè al sindaco … potrebbe sorgerci il dubbio che quel caffè sia figlio di una futura richiesta. Come dicevano i nostri nonni “quando il diavolo ti accarezza vuole l’anima” è quindi ancora possibile considerarlo un gesto di cortesia? Il caso è ben diverso, invece, se offro un caffè a qualcuno da cui so di non poter ottenere nulla in cambio, no? Lo stesso vale al contrario: posso considerare una cattiva azione malvagia a prescindere? Far piangere un bambino di certo non è una bella cosa, ma se versa due lacrime perché io non voglio ottemperare ad ogni sua richiesta di giocattolo nuovo, sto facendo il suo male oppure lo sto educando? Alla luce di questa massima medievale, lontana parente della machiavellica “il fine giustifica i mezzi”, sforziamoci sempre di giudicare le cose per quello che sono, mai per quello che sembrano. Ci sono due detti che riassumono benissimo entrambe le facce della frase di Pietro Di Berengario, e che dobbiamo sempre tenere a mente per evitare di commettere valutazioni errate: “niente ci costa di più delle cose gratis” e il detto napoletano “chi te vo male te fa ridere, ma solo chi te vo bene te fa pure chiangnere.” @francescoproia