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Mercato in centro, tuona l’ex assessore Presutti: irresponsabilità di ex consiglieri, a pagarne le spese i cittadini

"Si ignorano veri problemi della città, come il rischio chiusura del tribunale o edificio Fermi-Corradini"

Avezzano. “Lascia sgomenti la dichiarazione resa da alcuni ex consiglieri comunali che hanno candidamente  ammesso di aver fatto cadere l’amministrazione comunale per non aver accolto, con tempestività, la loro proposta di spostare al centro il mercato degli ambulanti”. Con queste parole Crescenzo Presutti, ex vice sindaco del Comune di Avezzano e assessore all’Ambiente della Giunta De Angelis, commenta la delicata questione del mercato di Avezzano. “La dichiarazione”, precisa Presutti, “resa con evidente  superficialità, merita di essere stigmatizzata perché disvela una evidente irresponsabilità da parte di  chi avrebbe dovuto ragionare e agire nell’interesse della cittadinanza e non di una sola categoria. Ed è tanto più grave se a farla sono coloro che esprimevano l’assessore al ramo e da coloro che sono stati capaci di proporre lo spostamento su via XX Settembre, scelta questa che avrebbe avuto inevitabili ripercussioni sulla viabilità cittadina”.

“È come se a Roma”, sottolinea l’ex assessore all’Ambiente, “si volesse portare il mercato sul  grande raccordo anulare. Gli stessi ex consiglieri, pur conoscendo le numerose criticità che creava  il mercato al centro in termini di sicurezza (e non solo), non hanno mai affrontato le vere emergenze, comprese quelle delle svariate irregolarità amministrative, ed hanno ridotto la loro azione governativa alla mera questione dello spostamento del mercato”.

“Così”, prosegue l’ex vice sindaco, “ignorando tutti gli altri grandi problemi della Città, hanno deciso di far commissariare un Comune di oltre 40 mila abitanti per una vicenda che senz’altro può dirsi secondaria. Non hanno compreso, ad esempio, che tra meno di 24 mesi il tribunale verrà chiuso, che tra meno di 12 mesi l’edificio storico delle scuole “Fermi-Corradini” verrà anch’esso chiuso, che il depuratore cittadino, costato circa 13 milioni di euro, è  gestito da un soggetto che per legge dello Stato non può gestire e che, comunque, neppure è in grado di farlo”.

“Questa confessione”, conclude Crescenzo Presutti, “rende palese l’irresponsabilità di chi l’ha resa, poiché prova  come il voto contrario all’approvazione del bilancio consuntivo non è avvenuta per questioni tecniche ma per semplice ripicca. Non sposti il mercato? Tutti a casa e morte a Sansone con tutti i Filistei. Dispiace che per questa ragione debbano pagarne le conseguenze tutti i cittadini”. 

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