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Mappatura dei nei, quando la prevenzione è un salvavita. La parola alla dottoressa Ciciarelli

Prevenzione è sempre la parola d’ordine, anche in tempo di covid. L’importanza di effettuare controlli periodici per essere sempre “aggiornati” sul proprio stato di salute è fondamentale. Per questo presso la casa di cura Di Lorenzo è stato prestato un occhio di riguardo all’area ambulatoriale dove ogni giorno medici professionisti visitano i pazienti in tutta sicurezza. Tra questi c’è la dottoressa Valeria Ciciarelli, dermatologa esperta in terapie oncologiche, impegnata in particolar modo in quella che è comunemente nota come “mappatura dei nei”.

“L’emergenza sanitaria ha in parte costretto a limitare le uscite non necessarie portando le persone a non effettuare gli screening”, ha spiegato la dermatologa, “dal momento che la situazione si sta prorogando, però, è importante eseguire le visite e cercare di andare a prevenire le diverse patologie. La diagnosi precoce dei tumori cutanei infatti, rimane ancora oggi la migliore strategia da seguire perché può consentire un intervento immediato e maggiormente efficace”.

Quante volte abbiamo notato un neo cambiare forma o colore? Quante volte ci siamo chiesti: ora cosa devo fare? La strada da seguire è solo una: rivolgersi allo specialista e sottoporsi all’esame dermatoscopico. Grazie a questa indagine il dermatologo può osservare la morfologia della cute e alcune caratteristiche degli strati cutanei e capire se necessario intervenire.

La visita comunemente chiamata mappatura dei nei è una visita dermato-oncologica che associa all’esame clinico l’osservazione in epiluminescenza.

“E’ importante eseguire periodicamente questo tipo di controlli”, ha continuato la specialista, “dato che si tratta di un esame non invasivo e non doloroso, che può consentire la diagnosi di lesioni cutanee maligne in fase precoce, evitando che queste possano progredire negli stadi avanzati di malattia. Per questo è consigliata a chi ha casi di melanoma in famiglia, un elevato numero di nei o nei clinicamente atipici, un fototipo I o II (persone con una carnagione molto chiara e capelli rossi/biondi che si scottano facilmente e si abbronzano poco), la cute danneggiata da precedenti ustioni solari, e per i soggetti che hanno effettuato terapie immunosoppressive o radioterapia per altri tipi di tumori”.

Una visita, quindi, che in pochi minuti fa una fotografia precisa e puntuale dello stato della pelle del paziente. La dottoressa Ciciarelli consiglia di ripetere periodicamente l’esame in base alle esigenze di ciascun paziente, da definire in accordo con lo specialista a seconda del caso.

“Consiglio quindi di partire con il primo esame non appena possibile”, ha concluso la professionista, “anche grazie all’aiuto del medico di medicina generale che conoscendo la storia familiare e personale di ciascun paziente può indirizzarlo dal dermatologo. Effettuiamo la visita prima controllando a occhio nudo la cute e poi eseguiamo l’epiluminescenza attraverso l’acquisizione fotografica delle lesioni per un successivo controllo, che verrà fissato in base alle caratteristiche cliniche di ciascun paziente”.

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