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Tagli Agi (Agenzia giornalistica Italiana), Toto chiede al Ministro di fare luce sul caso

Avezzano. Il caso Agi (Agenzia giornalistica Italiana) finisce in parlamento. I tagli di giornalisti in Abruzzo, soprattutto nella Marsica e nelle aree interne, annunciati dall’Azienda ma a quanto pare non ancora ufficializzati formalmente, stanno scatenando una vera e propria sommossa sia da parte del mondo politico, sia per quanto riguarda l’opinione pubblica. Dopo l’interrogazione di sette consiglieri regionali di centrodestra e di centrosinistra che chiedono a Chiodi di non rinnovare la convenzione con l’Agi se non farà dietrofront sui licenziamenti, stavolta a intervenire è l’onorevole Daniele Toto che si è rivolto al Ministro del lavoro e delle politiche sociali perché prenda provvedimenti e vada a fondo nella vicenda. L’Agi dal primo marzo sta utilizzando soltanto i giornalisti in servizio nei capoluoghi di provincia, rinunciando ai collaboratori che operano in aree più marginali ma molto più vaste come la Marsica, o anche come la Valle Peligna e Abruzzo meridionale. Secondo Toto l’Agenzia riceve dalla regione Abruzzo per la prestazione di servizi giornalistici riceve un cospicuo corrispettivo e la sforbiciata minerà un tessuto già debole e vulnerabile come quello abruzzese. «L’Abruzzo», ha dichiarato Toto, «si confronta con le problematiche emerse nella fase apertasi dopo il terremoto, il 6 aprile 2009: infiltrazioni di associazioni criminali e congiunture che hanno determinato persino la sua fuoriuscita dalle misure di sostegno comunitarie previste per le regioni ammesse al cosiddetto “Obiettivo 1”. Poi è una regione troppo spesso esposta a depauperizzazioni, anche forzate, come testimonia ad esempio la rivisitazione degli orari notturni di fermate dei treni nelle stazioni abruzzesi da parte di Trenitalia». La realtà che ne consegue è quella di un territorio dinamico, fragile e appetibile insieme, ed esposto, per questo, a intrusioni, a sollecitazioni, a esposizioni. Perciò secondo Toto le zone della Marsica,Valle del Sagittario, Valle del Giovenco, Valle Subequana, Valle Peligna, alto Sangro e basso chietino, (già notevolmente interessate da critiche condizioni socio-economiche) resterebbero orfane di osservatori e professionisti della comunicazione in grado di testimoniare la realtà locale.
«Si tratta di aree ricche dal punto di vista culturale», ha concluso Toto, «come testimonia ad esempio l’istituzione del Premio Scanno, di rilievo nazionale, dal punto di vista artistico, storico e architettonico, ed importanti sul piano politico per il numero dei relativi abitanti (circa duecentomila, pari a un sesto, grosso modo, di quelli dell’intera regione)».

Interrogazione integrale
L’Abruzzo, in questo tempo, si confronta anche con le problematiche emerse nella fase apertasi dopo il terremoto, il 6 aprile 2009, nella quale esigenze fondamentali di cittadini e di comunità e interessi di varia natura, non sempre di legittima consistenza e di lecita coltivazione, si intersecano con la crescita di una regione sempre più al centro, non solo geografico, del Paese, avendo lo sviluppo portentoso dei decenni scorsi e il collegamento con le realtà esterne, specie con l’apertura delle grandi vie autostradali di comunicazione e, in parte, anche con l’espansione del trasporto aereo, determinato persino la fuoriuscita dell’Abruzzo dalle misure di sostegno comunitarie previste per le regioni ammesse al cosiddetto «Obiettivo 1». La realtà che ne consegue è quella di un territorio dinamico, fragile e appetibile insieme, ed esposto, per questo, a intrusioni, a sollecitazioni, a esposizioni, nelle quali gli attori e i protagonisti sovente si appalesano rappresentanti anche di organizzazioni criminali e la provincia dell’Aquila, pure per le intuitive ragioni riconducibili agli interventi ricostruttivi post-terremoto, è una delle più coinvolte dagli accennati fenomeni e, insieme, una delle più penalizzate dal riassestamento organico di AGI per il quale è previsto che le vicende e gli accadimenti registrate in ben tre quarti del suo territorio, che conta oltre duecentomila abitanti, non siano più seguite direttamente da alcuno dei collaboratori che, nel loro insieme, hanno sino ad ora assicurato la copertura, in campo nazionale, e specialmente in quello istituzionale, per esempio in ambito parlamentare, delle informazioni provenienti da quelle zone, ormai orfane di osservatori professionali, nel campo della comunicazione, dei fatti che vi si verificano quotidianamente e degli eventi, tra i quali le conferenze stampa, che vi si organizzano; AGI riceve dalla regione Abruzzo un cospicuo corrispettivo in virtù di una convenzione per la prestazione di servizi giornalistici che, alla luce dei tagli operati dall’agenzia giornalistica, non possono che impoverirsi molto, degradando inevitabilmente la loro qualità e quantità; la evidenziata, sensibilissima riduzione del numero dei collaboratori di fatto riduce, in sede locale ma anche nazionale, in modo preoccupante, la sfera dell’informazione «prosciugandone» le sorgenti, desertificando i luoghi, comunque vitali ed essenziali, della loro raccolta. Ciò reca un vulnus enorme e pernicioso alla solidità della democrazia con la quale l’esistenza di liberi strumenti di comunicazioni e di un’efficiente, adeguata e capillare osservazione giornalistica della realtà circostante, visibile o dissimulata, è direttamente raccordata; l’Abruzzo, regione troppo spesso esposta a pauperizzazioni, anche forzate, come, recentemente, decisioni di altri importanti soggetti, Trenitalia con la rivisitazione degli orari notturni di fermate dei treni nelle stazioni abruzzesi, hanno comportato, incassa un altro duro colpo alla qualificata strutturazione della propria realtà a causa di dette inopinate determinazioni che, oltretutto, in termini di mero risparmio finanziario, appaiono, nel loro complesso, di trascurabile entità -: se il Ministro sia al corrente del piano di ridimensionamento del personale giornalistico deciso da AGI, in Abruzzo e se non intenda chiedere delucidazioni sulle ragioni che hanno orientato la dirigenza di AGI verso le decisioni assunte in ordine alle collaborazioni professionali in Abruzzo; se il Ministro, non intenda, alla luce delle considerazioni svolte in premessa, con particolare riguardo alla sproporzione, assoluta ed evidente, tra i valori in gioco, primariamente quello della libertà di manifestare liberamente il proprio pensiero, strettamente connesso con gli strumenti propri della comunicazione che un’agenzia di stampa tipicamente rappresenta, vulnerati, secondo l’interrogante, dalle decisioni di AGI in tema di personale e la limitata riduzione di costi così conseguita, assumere iniziative affinché AGI riconsideri il piano di riduzione dei collaboratori per il territorio abruzzese».