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L’assalto esplosivo della banda all’auto della polizia, dopo l’attentato se la ridevano al bar

Avezzano. Sono iniziati i primi interrogatori degli arrestati nell’operazione Eldorado che ha portato a venti misure cautelari. Davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Avezzano, Maria Proia, sono comparsi cinque dei primi componenti della banda.

Tra gli episodi contestati, tra cui furti, rapine in appartamenti e nei negozi, ma anche spaccio ed estorsione, uno che ha fatto molto scalpore riguarda l’attentato intimidatorio nei confronti della polizia con una bomba carta gettata contro un’auto civetta che stava eseguendo una perquisizione.

Quattro uomini della polizia, compresi il sostituto commissario Gaetano Del Treste, comandante della squadra anticrimine, e il sostituto commissario Pierluigi Baldi, stavano eseguendo una perquisizione in casa di Claudio De Silvio per dove veniva trovato un televisore rubato.

Autore materiale dell’attentato, alla macchina, con la copertura di altre persone, sarebbe stato Santo Felughi, il siciliano.

In una conversazione ambientale tra i coniugi De Silvio, a capo della banda, e L.T. veniva commentato l’attentato.
Ad un certo punto, secondo l’accusa, L.T., parlando del siciliano, diceva

“ha fatte bene, la prossima volta non venne”,
aggiungendo
“ma quisse sa c’ha misse i rauti normali, quisse se teneva ‘na bomba carta ce metteva ‘na bomba carta dentre la macchina”.

Al che De Silvio rispondeva

“quella la bomba c’ha misse”.

E L.T. ribadiva

“non era ‘na bomba carta, erano dù rauti de quii grossi”,

al che De SIlvio rispondeva che

“erano bombe e isse l’ha buttate dentro, sotto je sedile dà potenziale, quindi ha ammaccato sicuramente je sedile bell’ accuscì ha schiattato tutto, se la lascieva loco sotto, tutti i pezzi
saltavano”.

A tale discussione seguivano delle risate.

In sostanza, tutti sapevano quello che era accaduto e sapevano con certezza che era stato il siciliano ad aver gettato l’esplosivo all’interno dell’auto di servizio della squadra anticrimìne.

Veniva più tardi intercettata la conversazione ambientale tra Santo Felughi e un uomo non identificato. L’uomo diceva a Felughi che

“ieri sera aveva tutte le ragioni”

e quest’ultimo, come ad indicargli un posto, gli rispondeva che

“i stave ecche a st’angolo”.

In un’altra conversazione avvenuta dopo circa un mese in casa erano presenti i coniugi De Silvio, L.T. e Felughi che affermava, intervallato dai commenti degli altri
interlocutori:

“mi teneva questo e quisto qua…(riferendosi probabilmente alle bombe artigianali) come fanno a vedé… isse l’ha detto…
cummà, quiesse è la telecamera… de qua di qua, sparato u vitro della macchina so lanciata…
a io la sò lanciata manca manca… vicino alla telecamera so arrivato la so lanciata fori al portone ero senza calato e girà perché teneva i cappuccio e quisse qua come fanno a canusceme ma no è vero… così… a Vincenzo no…”.

Secondo gli inquirenti, il siciliano faceva riferimento al fatto che lui, incappucciatosi, dopo aver infranto un finestrino, aveva gettato i petardi dentro la macchina da un posto non visibile alle telecamere del bar di Vincenzo Ferreri, il “Mitico cinquino”.