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L’Anfiteatro di Alba Fucens diventa la scena di Fontanamara di Silone con il Lanciavicchio

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adattamento e drammaturgia: Francesco Niccolini

una produzione: Teatro Stabile d’Abruzzo – Teatro Lanciavicchio

con la collaborazione del Centro Studi Silone, Comune di Pescina, Comune di Avezzano

con: Angie Cabrera, Stefania Evandro, Alberto Santucci, Rita Scognamiglio, Giacomo Vallozza

Corrado Rea, disegno luci

Giuseppe Morgante, musiche originali

Sorelle Marcelli, sartoria

Scenotecnica “Ivan Medici”, scenografia e costumi

regia Antonio Silvagni

Premio Festival Di Resistenza 2019, Casa Museo Cervi

Premio Silone 2019 a Francesco Niccolini per la riscrittura dell’opera siloniana

 

Antonio Silvagni / note di regia

Fontamara è un romanzo spietato. Questa assenza mi ha suscitato da sempre un certo fastidio in questo straordinario romanzo, che ho amato, che dovevo amare, raccontava della mia terra, ma …qualcosa mi allontanava da Silone. Sentivo che la commozione che io provavo per i cafoni, non intaccava minimamente Silone e questo lo trovavo inspiegabile, ma anche insopportabile. Silone non lascia trasparire mai la pietà per la situazione miserrima dei cafoni, che pure vivono in condizioni disumane, vengono imbrogliati, sbeffeggiati, sfruttati, violentati, uccisi, ma l’autore tira avanti dritto nella sua strada narrativa, senza indugiare un momento in considerazioni sul loro dolore, in descrizioni della loro afflizione. Malgrado quello che accade ai fontamaresi, Silone non è mai indulgente con loro, con i loro difetti, le loro meschinità dettate dall’ignoranza e dalla miseria. Poi – colpevolmente in ritardo- ho capito che una delle forze del romanzo è proprio questa assenza di indulgenza da parte dell’autore, questa scelta di sradicare ogni forma di pietà dalla narrazione di una storia cosi terribile, quella spietatezza nella cronaca di fatti duri, cruenti, immorali che ci accompagna all’ ineluttabile destino di morte è il solo modo di raccontare una società che per affermarsi ha bisogno di sbeffeggiare l’ingenuità, sbeffeggiare l’ingenuità, calpestare i più deboli. L’assenza di commozione è la strada che intraprende Silone per commuovere, per commuoverci… ‘farci muovere verso’… E muovere qualcuno e far muovere qualcosa attraverso l’arte in un momento storico di coscienze assopite come quello che ha vissuto Silone, era un grande obiettivo. A lui è riuscito, e riesce ancora a quasi un secolo di distanza. Abbiamo cercato con il nostro spettacolo di essere il più possibile vicini a Silone, abbiamo cercato uno spettacolo asciutto, rigido, duro. Uno spettacolo senza pietà. Senza pietà per i cafoni e la loro storia. Senza pietà per gli attori inchiodati sul posto a dar vita a cento vite. Senza pietà per quegli spettatori abituati a ammiccamenti e moine. Senza pietà per i figli dei cafoni di Fontamara e le loro storie d’oggi.

 

( in caso di maltempo rinvio a venerdì 13 agosto ore 21,00)