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La lunga storia dei suicidi sui viadotti autostradali della A24, nel 95 una intera famiglia si lanciò nel vuoto a Pietrasecca

Un elenco lunghissimo di suicidi, che hanno da sempre caratterizzato i viadotti autostradali, dal ponte di Pietrasecca, a quello di Roviano.

Carsoli. Un lungo elenco di vittime caratterizza alcuni dei viadotti più importanti della A24. Quello di Pietrasecca era stato anche denomiato “il ponte dei suicidi” per l’elevato numero di persone che si recavano in quel posto per togliersi la vita. Ci furono anni in cui la frequenza diventò eccessiva, tanto che Strada dei Parchi, di cui allora era dirigente l’Ing. Bruni fu costretta ad installare delle barre laterali di protezione per scongiurare i propositi suicidi. Da allora sul viadotto di Pietrasecca l’incidenza è diminuita proprio per la difficoltà nello sporgersi e quindi lanciarsi nel vuoto.

Molte le vittime dunque della disperazione, ricordiamo quanto l’autostrada diventava spesso teatro di un inferno. Nel 1995 una intera famiglia di Roma tutti presi mano per mano si lanciarono nel vuoto del viadotto di Pietrasecca:  Anna Maria Maracchioni ed i tre figli, Roberto (38 anni), Silvio (34) e Marco Baracchi (27) si sono lasciati cadere nel vuoto. Fu un volo di oltre 90 metri, in quanto la famiglia scelse, come gli altri il punto “più alto”. Ed il racconto dell’epoca in cui le cronache di carta stampata pubblicarono articoli a caratteri cubitali, lasciò perplessa l’opinione pubblica per la lucidità di tutti e quattro.

 

Infatti, una pattuglia della Polizia Stradale ebbe a notare l’Alfa 164 ferma sulla corsia di emergenza. Gli agenti si fermarono chiedendo spiegazioni ma uno dei figli spiegò agli agenti che si erano accostati per un malore di stomaco accusato dalla propria madre. Appena qualche secondo dopo la partenza della volante, i quattro che furono visti anche da altri automobilisti in transito, con una freddezza tale, salirono sul guard rail e si lanciarono verso la morte collettiva. Molti gli interrogativi da allora senza risposte, la famiglia Baracchi, pare fosse gravata da situazioni debitorie, ma non si escluse anche una appartenenza ad una setta segreta.

Ma l’elenco dei suicidi è amplissimo, gemelli suicidati nei pressi del viadotto di Tivoli, e tantissime altre storie, che forniscono un quadro raccapricciante. L’incidenza dei suicidi è sicuramente diminuita, ma resta che oltre a tutte le preoccupazioni relative alla sicurezza statica, si dovrebbe aggiungere quella preventiva e deterrente per gli insani gesti, quindi con maggiore sicurezza nelle barre di protezione laterali dei guard rail. @d.i.

 

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