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La chiesa di Santa Maria in Val Porclaneta in un raro dipinto di fine 1800: conferme per l’iconostasi che riproduce il Tempio di Salomone

Magliano de’ Marsi. Il dipinto che vi mostriamo è una rarissima rappresentazione dell’interno della chiesa di Santa Maria in Val Porclaneta, realizzato olio su tela dal pittore danese Carl Budtz-Moller, intorno alla fine del 1800.

Il quadro ci fa tornare indietro nel tempo e ci fa intravedere come doveva apparire alla fine del secolo scorso l’interno di questa chiesa, un vero e proprio scrigno dell’arte incastonato alle pendici del Velino, il monte più alto delle montagne gemelle che un tempo erano di guardia all’antico lago del Fucino. La chiesa, risalente al XI secolo, faceva parte di un insieme conventuale ormai scomparso. Di fianco ad essa sorgeva un convento benedettino, in seguito andato distrutto, ma la chiesa ancora oggi è immersa tra boschi di castagni, noci e querce secolari, un posto perfetto dove i frati benedettini potevano dedicarsi alla regola “ora et labora”.

Oggi l’interno della chiesa appare molto più scarno di quanto riportato nel dipinto. Gli affreschi sulle pareti non presentano più colori così vividi, alcuni persino non esistono più, ma alcuni elementi sono rimasti intatti, come la recinzione presbiteriale, seppur oggi priva di statue, rappresentate invece nel quadro del pittore danese. Nella raffigurazione fatta da Moller compare anche l’ambone, ma è rivestito di un drappo rosso e impreziosito da un’elegante croce astile in metallo, che purtroppo non si sa che fine abbiano fatto.

In lontananza è possibile vedere il ciborio, realizzato da un unico blocco di pietra, sul quale oltre ai classici elementi ornamentali di foglie e frutti di acanto, appaiono strane figure di volti umani e di aquile, che si compenetrano da parte a parte con dei suggestivi giochi di profondità e prospettiva, resi possibili dalla raffinata tecnica di lavorazione detta “a ricamo”. Non è possibile vedere se vi fosse esposta anche la preziosa “La Croce degli Orsini”, un capolavoro d’oreficeria, che durante il ventennio fascista faceva bella mostra di sé a Palazzo Venezia, nella sala attigua allo studio di Benito Mussolini, all’epoca presidente del consiglio. Oggi la croce, restaurata, è esposta nel castello Piccolomini di Celano.

Ma il quadro del pittore danese è molto importante per un altro motivo: confermerebbe gli studi sulla preziosa iconostasi in legno di quercia, il pezzo più pregiato presente all’interno della chiesa, che Vittorio Sgarbi durante una visita di qualche anno fa definì: “il più grande capolavoro del medioevo”. Qualche studioso aveva ipotizzato che l’iconostasi, intarsiata con cherubini, palme ed immagini floreali, putti e piccoli mostri, corrisponderebbe perfettamente alla descrizione del Tempio di Salomone riportata nell’Easton’s Bible Dictionary e nell’enciclopedia Judaica, le uniche due fonti esistenti al mondo che ne parlano. L’unica differenza era che nelle fonti si parla di una preziosa lamina d’oro che rivestiva le pareti del tempio. Oggi, grazie al dipinto del pittore danese, sappiamo con certezza che anche l’iconostasi di Santa Maria in Val Porclaneta era rivestita di una preziosa lamina d’oro e pertanto è realmente una delle più antiche rappresentazioni ancora esistenti del Tempio di Salomone. Francesco Proia (autore del romanzo “Il Principe del Lago”)

Si ringrazia Lamberto Ciofani per aver segnalato il quadro.

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