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Indagato commissario liquidatore dei Centri di Ricerca. La notizia durante la riunione in Regione

(Foto Primadanoi)

Avezzano. E’ indagato, nell’ambito di un’inchiesta  per evasione fiscale di un’azienda avezzanese e nella sua qualità di commercialista, anche Andrea Cleofe,  commissario liquidatore dei Centri di Ricerca abruzzesi Cotir, Crab e Crivea, enti  partecipati dalla Regione. La notizia è emersa durante la riunione in Regione con il presidente Luciano D’Alfonso. E’ stato proprio il professionista celanese, come riportato da Primadanoi, a confermare il suo coinvolgimento nell’ambito dell’indagine in corso. La  Procura di Avezzano nei giorni scorsi ha  eseguito un sequestro di beni mobili e immobili per un valore di oltre 248mila euro nei confronti di alcuni imprenditori marsicani che operano nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio di mobili, arredamenti ed elettrodomestici.

Il provvedimento è stato emesso dal gip Francesca Proietti, su richiesta del sostituto procuratore Roberto Savelli e riguarda tre imprenditori di cui gli inquirenti hanno fornito solo le iniziali: G.L., 53 anni, il fratello S.V.L. (56) e una terza persona, di Napoli, C.C. di 80 anni, che avrebbe portato il denaro all’estero. Infatti l’azienda nel 2010 si era impegnata, secondo l’accusa della procura, a dilazionare i pagamenti dopo che la finanza e l’agenzia delle entrate aveva scoperto i mancati pagamenti. Invece però di saldare, ci sarebbe stato il tentativo di portare all’estero il denaro. In questo ambito entrerebbero in gioco nella vicenda anche un notaio di Avezzano, di cui si conoscono le iniziali,  M.V di 60 anni, e il commercialista marsicano.  Per loro c’è solo l’accusa di concorso. Nell’inchiesta è coinvolta anche una donna 60enne straniera dello stesso nucleo familiare, P.L..

La misura cautelare eseguita rappresenterebbe solo l’epilogo di indagini svolte dai Finanzieri a seguito di una denuncia trasmessa alla Procura di Avezzano dalla Direzione di Equitalia, secondo la quale la società avrebbe fraudolentemente trasferito all’estero la sede legale, per sottrarsi al pagamento di debiti dovuti all’Erario per un importo pari alla somma sequestrata. In particolare, gli accertamenti hanno consentito di appurare che l’amministratore e socio dell’impresa originariamente debitrice, ha creato un sistema volto in primo luogo a “svuotare” la società dal suo patrimonio, trasferendolo a una nuova società costituita ad hoc. Una volta svuotata l’azienda, i soci hanno ceduto le quote a un acquirente compiacente, un anziano sedicente imprenditore napoletano residente in Inghilterra, che ha pagato con cambiali che, secondo quanto accertato, non sono state mai incassate né protestate. Diventato socio unico della società, il nuovo proprietario ne ha cambiato la denominazione, trasferendo la sede legale dapprima in Campania e successivamente in Inghilterra, allo stesso indirizzo di altre 16 società da lui acquistate. L’ultimo atto della complessa vicenda è stato la cancellazione dal registro delle imprese britannico della società oggetto delle indagini, in maniera tale da rendere pressoché impossibile all’Erario la riscossione del debito. I vari atti del complesso schema fraudolento sono stati redatti con la consulenza e la partecipazione fattiva di un commercialista e di un notaio marsicani, entrambi denunciati dalle Fiamme Gialle.