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Inchiesta Celano, concussione sessuale di Piccone nelle intercettazioni: una giornata insieme per il contratto

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Celano. Nell’inchiesta di Celano gli investigatori intercettano  l’ex senatore di Forza Italia, Filippo Piccone, e si imbattono in quello che il gip definirà “il reato più odioso di tutti quelli trattati nell’inchiesta”. È la concussione sessuale, messa in atto secondo le accuse dall’allora consigliere comunale nei confronti di una ragazza di Avezzano che si reca nel suo ufficio per chiedergli un aiuto in atto di lavoro e che viene indotta “ad accettare di concedere favori sessuali per conseguire i benefici prospettateli pur con la consapevolezza che non fossero dovuti”.

Gli incontri vengono ripresi dalle telecamere e dalle microspie piazzate dai militari  del nucleo investigativo dei carabinieri nell’ufficio dell’ex senatore, difeso dall’avvocato Antonio Milo, che si trova nei pressi del municipio. In una occasione, si legge nell’ordinanza, “i due si baciavano in bocca mentre Piccone ne rimaneva eccitato”. Sarebbero poi avvenuti altri fatti della stessa tipologia. L’ex senatore, secondo le accuse,  avrebbe poi continuato con successive richieste alla donna perché lei acconsentisse ad avere un rapporto con lui.

Lei: “Non ho tempo devo studiare, la tesi”

Piccone: “Tu devi solo… Se hai voglia di farlo, trovi il tempo per farlo punto se non hai voglia di farlo, lo farai quando avrai voglia. Non mi dire che il tempo perché… prima o poi lo farai”.

Il 29 marzo 2019, ossia in prossimità della scadenza del contratto di lavoro della ragazza, i due si rivedono. “Anche in questa occasione”, scrive il gip, “si era recata presso la segreteria di Filippo Piccone. Nella parte iniziale dell’incontro i due avevano parlato della situazione sentimentale della ragazza, sulla quale Piccone le aveva dato alcuni consigli”.

Piccone: “un po’ più egoista, e sii un po’… devi essere un po’ più… leggera… che non vuoi dire essere superficiale, devi essere un po’ più leggera”.

Lei aveva ripreso il discorso relativo al lavoro. Piccone le aveva risposto, mettendola al corrente della sua intenzione di indire dei concorsi per l’assunzione di personale, rassicurandola ed invitandola a non preoccuparsi, in quanto avrebbe pensato lui a sistemare questa faccenda.

Piccone: “mo adesso che tiro fuori quattro concorsi a tempo determinato e quattro a tempo indeterminato. Tu ne devi partecipare a due: uno a tempo determinato e uno a tempo indeterminato… Li tiro fuori adesso, entro aprile… capito? Mo questa cosa te la sistemo io non te preccupa’… quello che vuoi… (incomprensibile)”.

“Si ritiene di poter desumere ragionevolmente da tali conversazioni”, scrive il giudice, “che   Piccone si fosse impegnato a pilotare fraudolentemente il concorso pubblico in favore della ragazza,  invitandola, però, in cambio di tale interessamento a trascorrere del tempo con lui”.

Piccone: “però secondo me cí potresti provare. Potresti provare a prenderti una  mezza giornata… magari stavolta ti porto in un posto (incomprensibile) un  po’… ío e te mo non esageriamo, so’ sempre un povero vecchio io eh… non è che sto” …. “quella però te la dovresti una… un paio d’ore (incomprensibile)  controvoglia no… però se ti viene voglia… secondo me dovresti riprovare una volta (incomprensibile) con me stai tranquilla hai capito?’ .

“Anche in questo caso”, continua il gip, “appare evidente non solo l’illecita ingerenza del consigliere comunale in un concorso pubblico allo scopo di favorire le sue conoscenze personali, ma anche il nesso tra tale ingerenza ed i favori sessuali richiesti alla ragazza, la quale, pur tentando di sottrarsi in più di un’occasione alle sue avances, tuttavia, soggiogata dal ruolo di questi, ha accettato di prestare i suoi favori, palesando un atteggiamento ambiguo ed oscillante tra la ritrosia, caratterizzata da diversi tentativi di divincolamento, dovuti anche al disagio davanti ad un uomo che poteva essere suo padre, e l’adesione, anche compiaciuta, alle richieste di questi”. La giovane, anche lei indagata, difesa dall’avvocato Roberto Verdecchia,  sarà ascoltata dalla polizia giudiziaria per spiegare se ha avuto con Piccole una relazione o  se lo avrebbe fatto per  bisogno e per avere un lavoro”.