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Inchiesta “Acqua fresca”, il sindaco Santilli: “A Commandè ci penso io, non abbiamo rubato”

Il primo cittadino di Celano dopo le acquisizioni documentali dei carabinieri in Comune si diceva preoccupato: "Questo viene tutti i giorni, non dormo più"

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Celano.”Questo viene tutti i giorni”. E anche: “La notte non dormo più”. E poi: “Non abbiamo rubato”.

Sono alcune delle affermazioni del sindaco di Celano, Settimio Santilli, che emergono dalle intercettazioni trascritte nell’ordinanza che lo hanno portato agli arresti domiciliari, predisposti dal gip del tribunale di Avezzano, Maria Proia.

A carico di Santilli, nell’inchiesta “Acqua fresca”, ci sono diversi capi d’accusa. Deve rispondere di peculato e tentato peculato in concorso in diversi frangenti, per due episodi di turbata libertà degli incanti e di falsità ideologica per una delibera riguardante il premio letterario intitolato a Vittoriano Esposito.

Secondo il gip, Santilli: “è ben consapevole di quanto accadeva all’interno dell’amministrazione comunale, come dimostrano le numerose intercettazioni dalle quali si evince chiaramente una condotta pienamente concorsuale rispetto a quelle illecite a lui ascritte”.

A carico del sindaco, che ha scelto di non dimettersi, confidando di riuscire a tornare al suo posto non appena decadranno le esigenze della misura cautelare, ci sono diversi capi d’accusa, sia in riferimento a reati contro la pubblica amministrazione, sia per reati di falso ideologico.

“Non abbiamo rubato”, dice in un’intercettazione, rivolgendosi al consigliere ed ex parlamentare Filippo Piccone.

Il sindaco si dice preoccupato per l’indagine e per l’acquisizione degli atti tanto da non riuscire più a dormire di notte. Anche perché le acquisizioni documentali al Comune di Celano, andate avanti per giornate intere, all’epoca erano state molto chiacchierate ed erano finite sui giornali.

Parlando dell’acquisizione dei carabinieri avvenuta il giorno prima, il 21 settembre 2018, Santilli “si lamenta confusamente di Luigi Aratari”, si legge nell’ordinanza. L’ingegnere Luigi Aratari, all’epoca tecnico comunale, da dicembre dello scorso anno non più in servizio a Celano.

Piccone parla di una delibera, precisando che hanno sbagliato a farla: “il problema non è quello che pensa Aratari, il problema è che questi si vanno a difendere e rischiano di metterti in mezzo ai guai”. Santilli riferisce di aver parlato con l’ingegnere e tecnico comunale Aratari dopo l’arrivo di “questo Commandè” al Comune.

Il riferimento è al comandante del nucleo investigativo dei carabinieri dell’Aquila Edoardo Commandè.

Santilli precisa anche che “a Commandè ci avrebbe pensato lui”.

Poi aggiunge, secondo quanto emerge dall’ordinanza che ha portato all’arresto di altre sei persone, oltre a Piccone e Santilli, che “la situazione è insostenibile e che loro non hanno rubato”.

Poi, riferendosi all’ufficiale dell’Arma, commenta: “Questo viene tutti i giorni” e aggiunge che “la notte non dorme più”. Evidentemente a causa della preoccupazione per le indagini in corso.

Preoccupazione che, come gli indagati commentano tra loro in alcune occasioni, saliva dopo le vicende di Tagliacozzo e Capistrello, inchieste portate avanti dallo stesso comandante del nucleo investigaativo del comando provinciale dell’Aquila, all’epoca comandante della compagnia di Tagliacozzo.

Il 22 settembre 2018, dopo un’ulteriore acquisizione documentale dei carabinieri negli uffici comunali, l’allora consigliere comunale con delega allo Sport, oggi assessore, Barbara Marianetti e il consigliere Piccone, avevano parlato del fatto che il sindaco Santilli aveva richiesto per iscritto al dirigente tecnico Aratari dei chiarimenti, suscitando malcontento all’interno degli uffici comunali.

Piccone aveva spiegato che tale risentimento, da parte del dirigente, era dovuto al fatto che loro stessi lo avevano costretto a fare “delle forzature micidiali” e poi il sindaco gli aveva fatto una lettera di chiarimenti.

I due interlocutori, secondo l’accusa, erano preoccupati del fatto che l’atteggiamento di Santilli potesse infastidire i dipendenti comunali che li avrebbero potuti inguaiare.

Secondo il giudice per le indagini preliminari Proia, “tale conversazione è un’ulteriore conferma dell’ipotesi accusatoria in ordine all’illiceità di tali accordi”.

“Settimio lo vedo un po’ preoccupato”, affermava la Marianetti e Piccone risponde: “Lo so, però continua, gliel’ho fatto capire in tutte le salse, mo l’ultimo: continua a sentire il segretario, Daniela, Luigi”.

La Marianetti sottolinea: “Fili’… a me Luigi non me piace”, e Piccone sottolinea: “Nella vita dobbiamo stare sempre… guarda mo ti dico una cosa: che a Luigi noi abbiamo costretto a fare alcune cose… tu mo prova a immaginare uno che fa delle forzature micidiali per risolvere il problema di Tonelli, poi il Sindaco gli fa una lettera e gli chiede giustificazioni. Cioè sta fuori dal mondo, no?”.

“Ma che Settimio collezioni stronzate”, aggiunge la Marianetti, “Fili non stai dicendo niente, eh”.

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