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Incendio di via Galilei, un disastro annunciato. Controlli sul valore di diossina nell’atmosfera

Avezzano. A ottobre del 2009 era stato lanciato l’allarme del pericolo potenziale in caso di incendio della discarica di via Galilei. L’incendio di sabato sera ha confermato le paure di allora. Quella discarica (nella foto prima dell’incendio), formata da rifiuti tessili assemblati, residui plastici e una considerevole quantità di rifiuti tossici e nocivi in decomposizione, era stata definita una vera bomba ecologica. Quell’ammasso di rifiuti che si nascondeva dietro alcuni capannoni in via Galilei, nel nucleo industriale di Avezzano era un grosso deposito abbandonato. Rifiuti tossici a poche decine di metri dalle abitazioni. La popolazione della zona, in particolare quella di Borgo Incile, era preoccupata per i danni alla salute che i rifiuti avrebbero potuto provocare. Si trovano all’esterno di un capannone di via Galilei gestito fino a pochi anni fa della società Effe System, dichiarata fallita nel 2005. Nel piazzale c’è anche una distesa sterminata di pneumatici accatastati. Il materiale accatastato era in decomposizione e c’era il rischio che le particelle finissero nell’atmosfera e quindi venissero respirate dagli abitanti della zona. Il giudice del tribunale di Sulmona nel 2005, dopo il fallimento, aveva disposto nei confronti del sindaco di Avezzano, «ove sussista il concreto pericolo prospettato dal curatore provveda nel più breve tempo possibile ad adottare tutti i provvedimenti opportuni per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi depositati sulla porzione di area occupati in passato dalla società stanziando le somme necessarie all’affidamento dei lavori a una ditta esterna». La situazione fu denunciata nel corso del consiglio comunale con un’interrogazione presentata dal consigliere di opposizione Roberto Verdecchia. L’opposizione chiese al Comune che venissero eseguiti dei controlli. «E’ necessario un accertamento sulla veridicità delle lamentele della popolazione», aveva affermato Verdecchia, «in modo da tutelare la salute dei residenti di Borgo Incile, ma anche dell’intera comunità avezzanese». Furono così acquisiti gli atti dalla Guardia di finanza. La polizia giudiziaria delle fiamme gialle avviò una nuova indagine sulla vicenda riguardante il grosso deposito di rifiuti tossici. No si giunse però a nulla. I primi accertamenti scattarono nel 2004 quando gli uomini del Corpo forestale dello Stato di Avezzano eseguirono dei pedinamenti e degli appostamenti per accertare la natura dei rifiuti che venivano scaricati nel sito di via Galilei. Emerse che il materiale arrivava da tutta Italia e che nel deposito non c’erano rifiuti idonei a quel tipo di discarica. Tramite la superstrada del Liri i tir arrivavano in parte ad Avezzano e gli altri a Raiano, dove c’era la sede centrale dell’azienda. Alcune persone furono denunciate e l’azienda e la società che gestiva l’attività dichiarò fallimento.