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In chiesa con la mascherina, tra divieti e chiacchiere, a Celano arrivano le prime Comunioni

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Celano. Su la mascherina, giù la mascherina. Torno subito l’ho lasciata in macchina, entra tu io rimango fuori. Mettiamola noi, ai bambini non serve, è troppo caldo. Metti il gel sulle mani, ricorda di non dare la mano a nessuno, rimetti il gel, si va al ristorante.

Più o meno sono questi i pensieri e le esclamazioni di tutti i genitori, in procinto di entrare in chiesa per il giorno della Prima Comunione del/dei figlio/figli.

A Celano, come in altri paesi della Marsica, si tornano a celebrare le prime comunioni, tra atteggiamenti più o meno virtuosi, a volte con qualche allarme di troppo, in alcuni casi con disattenzioni dettate invece da un po’ troppo menefreghismo.

Sta di fatto, che i bambini, a scaglioni, hanno iniziato a ricevere il sacrimento tanto atteso dopo anni di catechismo. Le comunioni, così come concordato dai tre sacerdoti che curano le parrocchie celanesi, andranno avanti fino ai primi di dicembre.

Purtroppo, quest’anno il catechismo è stato interrotto, sospeso o dilazionato nel tempo, a causa delle misure adottate dal governo a contrasto del Coronavirus.

E di fronte a stravolgimenti delle proprie abitudini, come ogni cambiamento vuole, alle disposizioni dettate anche sul come comportarsi in chiesa prima o durante le celebrazioni religiose, non è mancata qualche polemica.

Le solite chiacchiere della piazza, e non solo IV Novembre, diciamo quelle immancabili, quando bisogna fare i conti, volente o nolente, con il “nuovo”.

E se a qualcuno non è piaciuta la “spiegazione” di don Ilvio dall’altare di San Giovanni con tanto di decreto in mano, che ha trattato punto per punto il perché bisogna osservare tutte le prescrizioni per evitare possibili contagi (tra cui il numero limitato di persone che possono accedere negli spazi della chiesa a seconda della grandezza, l’uso obbligatorio della mascherina, l’uso del dispenser del gel all’entrata della chiesa), a qualcun’altro non è piaciuto l’atteggiamento giudicato “più permissivo” degli altri sacerdoti nelle altre parrocchie.

Insomma le chiacchiere non mancano mai ma a onor del vero, nel giorno del Perdono di Assisi (2 agosto), ad esempio, durante la celebrazione della prima comunione di sette bambini, officiata da don Silvio, il padre francescano di Santa Maria, nulla è stato lasciato al caso.

È stata misurata la temperatura a tutti i fedeli che entravano in chiesa per partecipare alla funzione, i parenti sono stati fatti sedere nei banchi riservati, tutti sono stati invitati all’uso della mascherina qualora non l’avessero già a copertura di naso e bocca.

In chiesa i più virtuosi sono risultati gli anziani, che l’hanno tenuta su per tutta la durata della messa.

A garanzia che tutto andasse bene, sono stati “impiegati” i volontari della Misericordia, ringraziati premurosamente dal parroco per quanto fatto per la sicurezza della comunità.

Anche nelle altre chiese, i sacerdoti si stanno avvalendo del prezioso supporto dei volontari, posizionati all’ingresso delle chiese e spesso anche accompagnatori per i più anziani all’interno. Non in tutti i posti dei banchi, infatti, ci si può sedere, a garanzia delle distanze di sicurezza.

Ma quando non ci sono le funzioni religiose cosa si fa? Chiese chiuse o chiese aperte?

Bel “dilemma” per i sacerdoti, che seppur non volendo deludere chi arriva in zona per turismo religioso o la vecchietta che è abituata a recitare da sola il rosario nella luce della sua chiesa, lontano dalla confusione di casa, si ritrovano spesso a scegliere di chiudere.

Perché alla fine in chiesa ci potrebbe entrare chiunque, chiunque potrebbe toccare i banchi, le statue, potrebbe baciare i piedi ai Santi e lasciare saliva indisturbatamente. E così facendo, tutto il lavoro fatto, con disinfettazioni e adeguamento dei locali alle norme anti-Covid, risulterebbe vanificato in pochissimi minuti.

Insomma, alla fine, come in ogni cosa e ogni altro ambito, basterebbe solo del sano buonsenso.

Nel caso dell’omelia di padre Silvio, richiamato sulle spalle dei genitori, ai quali ha chiesto pazienza in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo e ai quali è andato un grazie per aver continuato il percorso di catechesi che ha subito rallentamenti inevitabili.

Sempre ai genitori ha detto: «Fate in modo che questa non sia per i vostri figli la ‘prima e ultima comunione’. Portateli a messa. Non volete venire la domenica perché volete andare al mare? E allora venite di sabato ma venite in chiesa!».

 

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