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Impianto per biometano nel Fucino, i dubbi su bilancio energetico e scarichi. Tutte le domande del comitato

Collarmele. “La società non ha fornito  il dettaglio del “bilancio energetico” con la pretesa che le amministrazioni comunali  prendano per buono il valore complessivo dichiarato e non ha fornito nemmeno dettagli nel “bilancio di massa” che sarebbe utile a capire  quanta sostanza organica resta nel digestato (materiale semisolido contenente sostanza secca e che ha proprietà simili a un fertilizzante organico)”. E’ quanto afferma il comitato “Salute ambiente e territorio” che lotta contro la realizzazione dell’impianto nel Fucino della società Biometano energy.

Le eccezioni tecniche presentate dai Comuni”, affermano dal comitato presieduto da Marcella Tagliola, “da un anno attendono chiarimenti dalla società, senza riscontri positivi”. Nell’ultima conferenza, la società ha promesso che è in grado di fare chiarezza su tutte le eccezioni mosse dai Comuni senza modificare il progetto. Sono state sollevato inoltre anche  questioni riguardanti gli scarichi idrici.

Siamo ansiosi“, protestano dal comitato, “di scoprire come riusciranno a fare la criogenesi (il processo che serve a solidificare a temperature estremamente basse diverse sostanze) della Co2 a costo zero o come si intenda sopperire all’energia necessaria senza utilizzare la caldaia. Il tutto senza modificare il progetto. Infatti, nel verbale è scritto che la società, come promesso in conferenza dei servizi, darà chiarimenti senza modifiche progettuali. Ai tecnici”, affermano dal comitato, “sembra impossibile che ciò possa accadere, ma noi restiamo in attesa”.

Resta l’aspetto sociale. “Collarmele”, continuano, “ha già una elevatissima concentrazione di impianti a energie rinnovabili. In media 47 Mw ogni mille abitanti. Per fornire un confronto, è utile precisare che in Italia la media è di circa 4 Mw ogni mille abitanti e in Abruzzo di circa 9  su mille abitanti.  Con questi numeri”, concludono dal comitato, “l’accanimento verso un paese di piccole dimensioni è evidente. Un Comune che risente dello spopolamento e che è sempre meno attrattivo, anche a causa dell’impatto di questi impianti, non ha bisogno di ulteriori impatti sul territorio ma di iniziative di tutt’altra natura. Per rispetto dei residenti la società avrebbe dovuto, prima di intraprendere qualunque iniziativa, preoccuparsi di ascoltare la loro voce. Oggi non è tempo di dialogo ma di ferma opposizione verso una tipologia di impianti che, a dispetto delle rassicurazioni, ha un impatto ambientale significativo”.

Secondo il comitato, “la Biometano energy srl  auspica che qualcuno la inviti a un incontro pubblico per illustrare il progetto, ma se proprio intende agire con trasparenza, informando i cittadini, ha la facoltà di farlo organizzando un convegno informativo per proprio conto e  non serve l’autorizzazione di nessuno né un invito ufficiale da parte di terzi”. Per il comitato, al posto di  quello che definiscono un “improvviso desiderio di fare chiarezza molto tardivo”, “meglio sarebbe stato informare i cittadini prima di prendere delle iniziative”. “La bioenergy”, continuano dal comitato, “fa presente che tutte le amministrazioni partecipanti alla conferenza hanno dato il loro assenso ad eccezione dei Comuni di Collarmele, San Benedetto e Pescina come a lasciar intendere che in modo pretestuoso codeste amministrazioni stiano muovendo eccezioni del tutto campate in aria.

I fatti sono diversi ed è bene riepilogarli. La prima istanza presentata dalla società, circa un anno fa, è stata, di fatto, rigettata, in quanto carente per diversi aspetti. La stessa ha successivamente presentato un nuovo progetto per superare i dinieghi delle varie amministrazioni. In particolare nel nuovo progetto, al fine di ottenere il nulla osta da parte dell’Arta, ha proposto la criogenesi della CO2. Ha quindi inserito, all’interno del progetto, un nuovo processo che è molto costoso sia dal punto di vista energetico sia economico, ma, curiosamente, i consumi energetici ed economici sono rimasti immutati.

Un mistero su cui i Comuni vogliono chiarezza: come è possibile che due diversi progetti abbiamo i medesimi costi energetici?  Tra l’altro i Comuni hanno anche chiesto spiegazioni sulla caldaia accessoria che da una parte è dichiarata essiccatore mentre dall’altra sembra essere un espediente per rientrare nel limite di un Mw.

La società non è riuscita neanche dimostrato che il digestato prodotto non è rifiuto. E’ bene ricordare che secondo la normativa europea il digestato è classificato come rifiuto. Tale qualifica cessa solo se sono rispettati numerosi vincoli tra cui, ad esempio, la percentuale di sostanza organica sul residuo secco”.

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