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Di Nicola inizierà lo sciopero della fame se non verrà ricevuto dal commissario Baraldi

Pescina. Il primo cittadino, Maurizio Di Nicola, è pronto ad iniziare lo sciopero della fame per tutelare l’ospedale di Pescina. Ad innescare la silente protesta è “l’indifferenza mostrata dal sub commissario, Giovanna Baraldi, alla richiesta di un incontro urgente”. Di Nicola ha spiegato in una nota che “l’incontro era stato richiesto al fine di poter rappresentare puntualmente le condizioni attuali di erogazione dei servizi nel Presidio Ospedaliero di Pescina, riconvertito in PTA, dall’agosto 2010, con provvedimento commissariale ancora sub judice, la cui struttura, in larga parte, risulta ancora oggi inutilizzata, nonché al fine di chiedere gli indirizzi tecnici della programmazione sanitaria regionale per i Piccoli ospedali, alla quale hanno rimandato, per l’adozione di atti medio tempore, gli organi gestionali (Direttore Generale e Direttore Sanitario) della ASL n.1 L’Aquila-Avezzano-Sulmona, negli incontri avuti con lo scrivente nei mesi scorsi. Al contempo, rimarcavo lo stato di “tensione” che serpeggiava, e serpeggia, nella popolazione della Marsica orientale ed il grave senso di smarrimento in riferimento all’erogazione di servizi socio-sanitari-ospedalieri nella attuale fase di transizione della sanità regionale d’Abruzzo. Constato, purtroppo, la completa indifferenza rispetto alle istanze dello scrivente e l’assenza di qualsiasi spirito di leale collaborazione che dovrebbe presiedere i rapporti inter istituzionali tra soggetti esercenti pubbliche funzioni, pertanto, nell’esercizio della funzione pubblica di spettanza, mi vedo costretto a comunicare che, laddove non verrò ricevuto entro 7 giorni dal ricevimento della presente, provvederò a dar corso ad un pubblico sciopero della fame, innanzi agli edifici sede di codesta autorità commissariale, ritenendo inaccettabile il descritto comportamento. Devo rimarcare che la decisione di tale iniziativa di protesta mi è particolarmente sofferta, posto che le mie attuali condizioni di salute mi impongono il ricorso quotidiano a terapia insulinica, ma, a questo punto, ritengo tale eclatante protesta necessaria per tentare di tutelare i diritti costituzionali della mia popolazione; possa essere questo sacrificio personale l’ennesima dimostrazione del profondo malessere che vive questa Città”.