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Il Sangue di Bacco di Carlo Verdone: storia del vino nella Marsica tra cinema, letteratura e realtà

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In una scena dell’intramontabile film “Borotalco”, con la regia di Carlo Verdone, una giovanissima Eleonora Giorgi si reca in un bar per acquistare una bottiglia di vino da portare ad una festa, e in quell’occasione la barista le consiglia il “Sangue di Bacco”, uno “spumante dolce che fanno ad Avezzano”. A giudicare dalla faccia di Eleonora Giorgi al momento di pagare, quel vino all’epoca doveva essere sicuramente molto costoso e di buona qualità, eppure oggi nessuno ricorda più nulla del Sangue di Bacco. Ma oggi, grazie al nostro lettore Carmine Salvati, possiamo finalmente ammirare una bottiglia del Sangue di Bacco, che come si vede anche dalla foto, era uno spumante dolce a cui poi la Torrelli affiancò anche un altro prodotto, chiamato Rosso di Bacco.

Se di questo vino-spumante ormai si sono perse le tracce, al punto che in molti prima di vedere questa foto pensavano persino che fosse un’invenzione di Carlo Verdone, nella Marsica ancora oggi si producono grandi vini. Certo è necessario importare l’uva dalla costa abruzzese ma nel secolo scorso, quando c’era ancora il lago del Fucino e le temperature erano più miti, più di una testimonianza parla della qualità dei nostri vitigni, soprattutto sul versante nord, che regalavano ottime soddisfazioni ai viticoltori locali. Che la produzione di uva e vino fosse abbondante e di buona qualità lo testimonia anche Andrea Bacci nel suo “De naturali vinorum historia” del 1596, in cui il filosofo, medico e scrittore ricorda “che la Marsica producesse vino sceltissimo, sia bianco che rosso”. Ma forse è nella zona di Alba Fucens che si concentrava la produzione migliore, dove tra i tanti reperti è stato rinvenuto un bassorilievo riproducente Bacco bambino. E infatti se Verdone ha citato il vino/spumante di Avezzano, la bravissima e preparata scrittrice australiana Coleen McCullough in ben due romanzi parla proprio dei vini di Alba Fucentia, che anche qui vengono presentati come scintillanti ed effervescenti, ma soprattutto di grande qualità, al punto che accompagnavano i pasti di personalità storiche di rilievo. Nel suo bellissimo “Cleopatra” racconta che “Tutte le Vestali erano sedute intorno al tavolo, generosamente imbandito di cibi e di un boccale di scintillante vino bianco di Alba Fucentia” mentre ne “Le idi di Marzo” riferisce che una portata di carne era stata accompagnata da “un vino dolce e appena effervescente di Alba Fucentia”.