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Il Cerasuolo d’Abruzzo di Terzini è il miglior vino rosato d’Italia?

Almeno così ha stabilito la prima edizione di Rosè Selection a Bruxelles

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E’ di poche settimane fa la notizia che il Cerasuolo d’Abruzzo 2020 dell’azienda pescarese Terzini ha ricevuto il riconoscimento di Gran Medaglia d’Oro e Vino Rivelazione per l’Italia durante il concorso Rosè Selection, indetto dal Concours Mondial de Bruxelles, uno degli enti organizzatori più noti ed autorevoli nel contesto enologico internazionale. Il tributo è stato assegnato da una giuria chiamata a valutare oltre 1.000 rosati provenienti da tutto il mondo. Di questi, solo 11 hanno ricevuto la Gran Medaglia d’Oro (che va a chi raggiunge la massima soglia di punteggio medio) e Terzini è stato uno dei due per il nostro Paese. Inoltre, i giudici hanno pensato di premiare ulteriormente il vino abruzzese scegliendolo come “rivelazione” dell’edizione 2021. 

Premesso che i complimenti all’azienda di Tocco da Casauria vanno fatti a prescindere, perché hanno comunque contribuito ad accendere i riflettori su una tipologia di vini che a noi abruzzesi sta tanto a cuore, ho provato ad esaminare un po’ più a fondo le ragioni di tale premio.

Conosco bene il meccanismo di valutazione del concorso, perchè ho avuto il piacere in passato di far parte della giuria. In questa edizione, causa restrizioni da Covid, la selezione è avvenuta “a porte chiuse” a Bruxelles, con un parterre di giudici tutti provenienti dal Belgio. Seppure sia venuta a mancare la pluralità dei punti di vista che è il vero valore aggiunto di una giuria mista internazionale, posso assicurare, per testimonianza diretta, che il meccanismo di voto e di giudizio è assolutamente imparziale e professionale.

Quindi sgombriamo i retropensieri di quelli che vedono sempre dei “complotti” o accordi commerciali dietro l’attribuzione di questo o quel riconoscimento e partiamo dall’assunto che ai giudici di Bruxelles questo Cerasuolo Terzini è piaciuto davvero e tanto!

A mio avviso è abbastanza evidente che l’azienda Terzini da un paio d’anni sembra aver imboccato un bel percorso di crescita qualitativa. Lo stile dei vini, che ho avuto modo di riassaggiare recentemente, è sempre di stampo moderno e con un occhio attento alla “confezione” enologica. Ma, almeno per la mia esperienza, c’è maggior misura e maggior controllo di certe derive omologanti e commerciali (dolcezze eccessive, profumi esagerati, concentrazioni…) che segnavano i prodotti nei primi tempi.

Forse avrà giovato la collaborazione con il Gruppo Bernabei, che gli ha aperto anche importanti sbocchi commerciali. O forse l’esperienza fatta sul campo, le prove, gli errori annotati puntualmente sul suo libricino hanno dato a Domenico Terzini, uomo che ama sporcarsi le mani in vigna e cantina, maggior consapevolezza su come valorizzare al meglio il patrimonio viticolo di famiglia. Sicuramente, poi, a far crescere la notorietà e i numeri dell’azienda ha contribuito la visione manageriale dell’altro fratello, Roberto, che, per questioni professionali extra-vinicole, conosce molto bene le dinamiche del network marketing.

Personalmente, anche prima del concorso in oggetto, avevo scelto proprio il Cerasuolo come vino più centrato e rappresentativo dell’azienda nella mia guida online “Vini d’Abruzzo per Bevitori Curiosi” (a proposito, se volete, la potete scaricare gratis qui gironidivini.it/guida-vini-bevitori-curiosi/).

Il Cerasuolo d’Abruzzo super premiato a Bruxelles

Intanto il colore è “cerasuolesco”, cosa affatto scontata in un mondo dove il rosa che tira è quello chiaro, “alla provenzale”. Tanti nomi, anche importanti, si stanno adeguando, perché si sa, “market is the king“. Invece, almeno sotto il profilo cromatico, il Cerasuolo di Terzini rispetta bene la caratteristica unica e differenziante che vuole il nostro “rosato” bello carico e colorato, color “cerasa” per l’appunto.

I profumi sono intensi e fruttati, ammiccanti e freschi, di quelli che ti mettono subito di buon umore. Ad un amante dei “tradizionalisti” come il sottoscritto possono apparire un pochino “piacioni”, ma di nuovo c’è un senso di misura e di equilibrio che giustifica il tutto.

In bocca pure conferma la sua provenienza, con una bella materia, sapida e ricca (sono 14 i gradi alcol, un valore analitico da Cerasuolo), dove di nuovo a dominare è la parte fruttata, che sa molto di fragola e frutti rossi, con un impatto da peso medio-massimo e un allungo piacevole. Di nuovo venendo al giudizio di un cerasuolista doc, manca forse un po’ di “grip”, un po’ di “durezze” che sono tipiche delle versioni più tradizionali, ma che possono rivelarsi un’arma a doppio taglio su un mercato più allargato, che continua a vedere i rosati come un vino “easy drinking” e spensierato.

Il Terzini è quindi il miglior rosato d’Italia? Il giudizio lo lascio a voi che lo assaggerete, segnalando anche che è un vino dall’ottimo rapporto qualità-prezzo, visto che si trova senza problemi sotto i 10€. Se è piaciuto così tanto ai giudici di Bruxelles, perchè non dovrebbe piacere a voi?

 

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