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Il casino di caccia del Principe Torlonia: dall’EXPO’ di Parigi alle tarme

Casino di Caccia di Torlonia - foto di Remo Proia
Casino di Caccia di Torlonia – foto di Remo Proia

Avezzano. Il prosciugamento del Fucino durante tutte le esposizioni universali che si tennero in Europa, fu ritenuto degno delle più alte onorificenze e Torlonia, finanziatore dell’impresa, fu omaggiato con numerose medaglie d’onore e svariati diplomi, tra i quali anche quello prestigioso conferitogli all’esposizione Mondiale di Vienna del 1873. La leggenda vuole che questa caratteristica costruzione abbia rappresentato l’opera del prosciugamento anche all’esposizione universale di Parigi del 1900. Quell’esposizione, con oltre 50 milioni di visitatori, fu una delle più visitate della storia e vide l’inaugurazione oltre che della metropolitana cittadina, anche della famosissima Tour Eiffel, da allora rimasta il simbolo di Parigi e della Francia intera nell’immaginario collettivo. All’interno dello chalet furono esposti i progetti del prosciugamento ma soprattutto i prelibati prodotti agricoli cresciuti nelle terre emerse dal prosciugamento del terzo lago d’Italia.

Interamente costruito in legno nel 1891 dalla ditta “Frosini e Boccaccini” -falegnami costruttori in Roma-, la completa assenza di sistemi di fissaggio definitivi lascia supporre che sia stato realmente pensato con lo scopo di essere montato e smontato velocemente per essere trasportato da un posto all’altro. Edificato su pianta ottagonale in pieno stile liberty, per la sua realizzazione furono impiegati legni pregiati come il pino marittimo e il castagno. La parte centrale, alta circa 13 metri e costruita su due livelli, è completamente circondata da vetrate che donano un’ottima luminosità all’interno. Sui due portoni d’ingresso campeggia la scritta TORLONIA intagliata nel legno mentre il tetto, decorato finemente con uccelli e intrecci di rampicanti su pergola, regala l’illusione che si stia guardando il cielo anziché il soffitto. Fuori, un sapiente ed elaborato gioco di legni naturali non lavorati, rispetta lo stile rustico tipico dei casini di caccia. La scelta del legno su pianta ottagonale, testimonia ancora una volta la lungimiranza del Principe che, oltre cento anni fa in una zona sismica come la Marsica, orientò la sua scelta su queste innovative tecniche costruttive antisismiche. Sembra, infatti, che il casino di caccia del Principe fu una delle pochissime strutture rimaste in piedi subito dopo il terremoto del 1915 e che diede la possibilità di allestire al suo interno un piccolo centro di primo soccorso che salvò la vita di numerose persone.

Ma l’elemento più caratteristico sono gli 8 motti dipinti su legno presenti all’interno, con il quale il Principe volle adornare questa costruzione rurale. Il primo riporta la data di costruzione, le altre, invece, sono tutte massime consacrate alla benevolenza dell’agricoltura, riconosciuta come moto trainante dell’economia del lavoro e punto cardinale attorno al quale gira un’intera società:

  • Discacciate le acque dall’antico ricetto furono consegnati agli agricoltori quindicimila ettari di terre nuove.
  • In questa guisa e con esempio degno d’imitazione,venne associato il capitale al lavoro .
  • L’agricoltura povera, ignorante e retrograda simile a sé gli abitator produce.
  • Tutto fiorisce in uno stato nel quale è in fiore l’agricoltura.
  • L’agricoltura è la vera ricchezza dei popoli.
  • Le industrie commerciali e manifatturiere non devono precedere ma bensì seguire l’agricoltura.
  • Il campo è sicuro debitore non fallisce mai a restituire ciò che gli dai.

Grazie a queste decorazioni lo chalet del Principe nel 1977, anno del centenario del prosciugamento, fu scelto per accogliere il “Museo della civiltà contadina e pastorale”.

La costruzione è tuttora presente nella dimora avezzanese del Principe e nel tempo ha subito ben tre interventi di restauro: il primo nel 1978, un secondo nel 1992 e l’ultimo nel 1994. Sembra però che sia arrivato il momento di programmare un quarto e congruo intervento di recupero poiché, da qualche settimana, la struttura è stata chiusa e recintata giacché assalita delle tarme. Ci si augura vivamente che l’amministrazione intervenga rapidamente in soccorso di quest’opera d’arte, prima che sia troppo tardi e le tarme si accaniscano anche contro i red-carpet che vengono stesi durante alcune costosissime manifestazioni mondane ambientate proprio a Villa Torlonia.

Francesco Proia

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