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Giallo di San Benedetto, la difesa di uno degli indagati: “le ferite non compatibili con una morte violenta”

San Benedetto. “Non sono state riscontrate lesioni sul corpo di Collinzio D’Orazio riconducibili a una morte violenta”. E’ quanto afferma la difesa di uno dei due giovani coinvolti nell’inchiesta sulla morte del 51enne di San Benedetto, dei Marsi trovato senza vita nel fiume Giovenco dopo 23 giorni di ricerche.  Ciò sarebbe emerso dall’autopsia eseguita su richiesta della procura alla presenza di un consulente tecnico di parte. Il difensore di Mirko Caniglia (27), l’avvocato Antonio Milo, si dice “fermamente convinto dell’innocenza del giovane e certo che in tempi brevi verrà fatta piena luce sul caso”.

“Sono fiducioso dell’operato della magistratura e degli inquirenti”, ha sottolineato il legale, “che non sono animati, e di questo sono certo, né da intenti, né da pregiudizi colpevolistici. Trovare a tutti i costi un colpevole e non, ammesso che ci sia, il vero colpevole, radica un  dramma nel dramma già conseguente alla morte di un uomo. Per quanto ci risulta, non sono stati riscontrati quadri di lesività riconducibili ad azioni violente”.

Secondo questa tesi, quindi, potrebbe D’Orazio potrebbe essere caduto all’interno dell’acqua del fiume. Ma i dubbi restano. “Il mio assistito e la sua famiglia”, conclude il legale, “auspicano una rapida soluzione della vicenda”. Sul caso sono indagati Mirko Caniglia e Fabio Mostacci (28) che per ultimi hanno visto quella notte D’Orazio accompagnandolo a casa per poi lasciarlo in una strada secondaria del paese. Sono accusati di abbandono di incapace. L’indagini è per omicidio contro ignoti.

“Condividiamo appieno le considerazioni espresse dal collega Antonio Milo”, affermano gli avvocati Franco Colucci e Mario Flammini, “anche noi siamo pienamente convinti dell’ innocenza del nostro assistito Mostacci Fabio Sante”.

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