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Gamba più corta dopo un intervento sbagliato all’anca, Asl condannata al risarcimento

Avezzano. La Asl 1 dovrà pagare 60mila euro ad un paziente per un intervento sbagliato all’anca, un errore che ha provocato difficoltà di deambulazione. La decisione è stata presa in primo grado dal tribunale civile dell’Aquila. Emanuele Petronio, giudice della sentenza, ha accolto in pieno il ricorso di una donna di Rosciolo, di circa 75 anni, che in tribunale si è vista riconoscere una invalidità permanente del 20% dopo una operazione di sostituzione di protesi nel reparto di Ortopedia di Avezzano.

“A seguito dell’operazione la donna presentava una dismetria tra i due arti, superiore a quella comunemente tollerata in conseguenze di un intervento di artroprotesi”, ha sottolineato il giudice come riportato dal Messaggero, “nelle varie misurazioni avvenute nel corso di diverse visite specialistiche tra il 2012 e il 2015, si è osservata una eccedenza a sinistra variabile tra 2-3 cm, è confermata dal consulente tecnico come sicuramente almeno pari a 2 cm. Tale dismetria alquanto elevata tra i due arti è stata ritenuta correlabile con la sintomatologia dolorosa e la difficoltà deambulatoria da cui la paziente risulta affetta punto circa le cause della dismetria, deve considerarsi che in giudizio è stato rilevato “un approccio donna competente corretto da parte del sanitario convenuto nel intervento di artroprotesi, nel senso di un nonno corretto planning preoperatorio, eseguito da misurazioni intraoperatorie, per prevenire la notevole dismetria tra i due arti inferiori che si è poi verificata.”

È stato inoltre accertato, sempre secondo quanto riportato dal quotidiano, che nella carenza della tipa all’intervento non risulta riportato planning preoperatorio e misurazione intraoperatoria. In base alle risultanze della consulenza tecnica espletata nel giudizio, di conseguenza, è stato possibile affermare in base al criterio del più probabile che non che la gestione del caso non sia stata completamente corretta da parte dell’operatore che effettuare intervento di protesizzazione dell’anca sinistra della donna. Accertata dunque la responsabilità del presidio ospedaliero, va a questo punto esaminato continua il giudice il profilo della quantificazione dei danni subiti dalla paziente”.

“È un risultato importante”, ha spiegato Francesco Arienzo, avvocato del foro di Roma che ha patrocinato la paziente ha affermato che è un risultato importante. Prima dell’intervento a prendere la causa all’azienda sanitaria era stata messa in condizione di risarcire il danno punto era chiaro, infatti, che l’esito infausto dell’intervento di artroprotesi era stato cagionato da una condotta non corretta del personale medico, ma nulla era stato riconosciuto. Solamente grazie alla tutela ottenuta nella sede giudiziaria è stata messa in luce la responsabilità civile della Asl”, conclude, “determinata dall’inadempimento del personale medico che il tribunale ha riconosciuto con il criterio del più probabile che non è con condanna al risarcimento di tutti i danni subiti dalla paziente”.

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