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“In primavera lungo Valle Majelama si scioglieranno le nevi e spunteranno i fiori…”. Le parole del vescovo Santoro

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Avezzano. Oggi, 23 febbraio 2021, Avezzano è una città diversa. Ancora rintronata dal bagno di emozioni generatosi attorno al funerale di Valeria Mella, Gianmarco Degni, Gian Mauro Frabotta e Antonio ‘Tonino’ Durante, i quattro escursionisti travolti da una valanga sul monte Velino lo scorso 24 gennaio, è un po’ più vuota, orfana di quattro dei suoi bellissimi figli. Si è svegliata lentamente, ai primi raggi di luce del sole arancione di fine febbraio, con ancora negli occhi e nelle orecchie le immagini e le parole di ieri, giornata nella quale si sono svolti i funerali dei quattro amici amanti della montagna e della vita all’aria aperta. Un triste e lungo commiato iniziato con l’apertura della camera ardente nella giornata di domenica, protrattasi fino alle 13 di ieri. Impossibile accertare il numero di coloro che vi si sono recati. Migliaia, in continuazione, senza sosta.

Oltre ai comuni cittadini, sono giunti loro, i soccorritori che per ventisette giorni non si sono risparmiati nelle ricerche. Hanno fatto il loro ingresso nella Cattedrale poco prima dell’una per salutare i feretri dei quattro escursionisti. Dietro vi erano i familiari. Difficile tenere a freno la commozione. Nei loro confronti è partito un lungo e sentito applauso, un ringraziamento sincero per l’immenso lavoro portato avanti operando al massimo degli sforzi ad alta quota, andando oltre fatiche e stanchezza, cercando in tutti i modi riportare a casa Valeria, Gianmarco, Gian Mauro e Tonino. Le operazioni di ricerca che li hanno visti protagonisti non hanno eguali in Abruzzo. Sono stati coinvolti i gruppi della Protezione Civile, Soccorso Alpino e Speleologico Nazionale, Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, dei Vigili del Fuoco

Impossibile, per i presenti, mascherare l’emozione. Il corridoio della Cattedrale di San Bartolomeo era gremito di occhi lucidi, di sguardi, ove rivolti al cielo, ove in terra, tesi e provati dall’emozione. La maggior parte di loro si sono incrociati e ricercati per tutta la durata della funzione, per confortarsi reciprocamente, perché il dolore di uno è il dolore di tutti. I volti, seminascosti dalle mascherine, non potevano celare la sofferenza per il lutto in cui sono piombate quattro famiglie e una comunità intera. La struggente Hallelujah di Leonard Cohen ha riecheggiato nella Cattedrale dei Marsi. Un canto verso il cielo reso immortale da versi scolpiti nella storia: “Your faith was strong but you needed proof”, “La tua fede era salda ma avevi bisogno di una prova“, che tra le sacre mura marsicane hanno assunto una veste inedita e altresì grave. Merito anche dell’interpretazione struggente del talentuoso violinista abruzzese Stefano Camilli. Per lui, gli applausi, sono partiti con qualche secondo di ritardo. Nessuno voleva rompere il silenzio figlio della scia delle ultime note del brano. “And even though, It all went wrong, I’llstand before the Lord of Song, with nothing on my tongue but Hallelujah“, “Se nonostante questo
tutto andasse male, arriverò davanti al Signore della Musica con nient’altro nella mia voce che l’Alleluia

Non è sfuggita neanche la voce rotta del sindaco Gianni Di Pangrazio, la cui fascia tricolore pesava più del solito dovendo interpretare l’umore e le parole di una cittadinanza intera. Compito difficilissimo che bene ha interpretato, così come difficilissimo è stato il dover reggere l’onda d’urto della commozione. Il supporto è arrivato anche dai sindaci degli altri 36 Comuni marsicani, molti dei quali presenti, così come erano presenti per la Regione Abruzzo, intesa come istituzione, il presidente Marco Marsilio, il vice presidente della Giunta regionale Emanuele Imprudente e l’assessore al Bilancio e alle Aree Interne Guido Quintino Liris. Anche Pierluigi Biondi, sindaco dell’Aquila, città che ha abbassato le saracinesche in segno di lutto congiunto, ha portato la propria solidarietà. Vi erano Mauro Casinghini, direttore della Protezione Civile abruzzese, e Daniele Perilli, presidente del Soccorso Alpino e Speleologico abruzzese.

Mentre il vescovo Pietro Santoro prima e il parroco Don Claide Berardi poi tenevano l’omelia, accarezzando le emozioni con parole e concetti di rara sensibilità, alcuni gesti assumevano un valore ancora più forte e significativo. Il braccio di un ragazzo, con fare timido e dolce, cingeva la spalla dell’amico che gli era al fianco. Un volontario della Croce Rossa andava in fondo alla sala, scuoteva la testa e piangeva. I ragazzi della Protezioni Civile distribuivano mascherine e bottigliette d’acqua e gel igienizzante. Una vigilessa, giovane ed elegante nella propria divisa, rompeva per un momento la rigorosa impostazione d’ordinanza per dare la mano a una persona al suo fianco. Con le dita accarezzava il suo palmo, faceva sentire lui la sua vicinanza. Poi rientrava tra le righe.

Ieri, nella Cattedrale dei Marsi, la più grande d’Abruzzo, nessuno era solo. All’esterno migliaia di persone riempivano le strade. Una distesa di adulti, bambini, persone anziane e famiglie con passeggini al seguito. Nessuno è voluto mancare. Era presente con il cuore anche chi, da casa, ha seguito il funerale in diretta streaming sul profilo Facebook del Comune di di Avezzano. Tutti ordinati, composti, educati, silenziosi. Si poteva sentire il rumore dei respiri, lo strappo della linguetta adesiva del pacchetto dei fazzoletti, un bottone che si chiudeva. E i tanti singhiozzi di chi non è riuscito a trattenere le lacrime. Avezzano non è mai stata così silenziosa. Avvolta in un clima dai connotati surreali e attonita, sgomenta, incredula, di fronte a una tragedia incommensurabile, si chiede se da oggi, 23 febbraio 2021, nulla sarà più come prima.

E poi l’uscita dei feretri, accompagnati da applausi così forti da poter oltrepassare la cima più alta tra le montagne più elevate. In sottofondo suonava “Fix You“, brano dei Coldplay. “And the tears come streaming down your face, when you lose something you can’t replace, when you love someone but it goes to waste“, “E le lacrime iniziano a scorrere sul tuo viso, quando perdi qualcosa ma non puoi riaverlo, quando ami qualcuno ma va tutto in fumo“.

Il primo a uscire è stato Tonino. Poi Gianmarco. Poi Valeria. Poi Gian Mauro. Liberati nell’aria, i palloncini bianchi hanno riempito il cielo come nuvole artificiali. Il rosario, sempre composto da palloncini, realizzato dalla Pro Loco, ha impiegato non poco a decollare. Sembrava quasi che non volesse lasciare questa terra, che non volesse staccarsi da noi, esattamente come noi non avremmo mai voluto staccarci dai quattro amici che troppo presto ci hanno lasciato.

Il corteo che ha accompagnato la loro uscita scortandoli fino al cimitero è un qualcosa che raramente si è mai visto da queste parti. Una folla divisa in due ali ha guidato i quattro amici escursionisti fino al luogo della pace eterna. Applausi e lacrime. Queste ultime sono state tante, troppe, difficili da trattenere. Lacrime di rabbia, di amore, di amicizia, di rigetto per una realtà che nessuno avrebbe mai immaginato di vivere. Gli ultimi raggi di sole illuminavano via Marconi, piazza della Repubblica e piazza Cavour. Frontale al luogo sacro, invece, il monte Velino. Il massiccio più amato dai marsicani era luminoso come mai prima. Si sente osservato, da occhi inquieti e inquisitori.

Sono stati ventotto giorni che non dimenticheremo. Che questa città e questa comunità non potranno mai mettere da parte. Voi siete stati cercatori di meraviglia e bellezza, non vi siete fermati, avete continuato il viaggio lungo i sentieri infiniti dell’eternità. Ci sono e ci saranno le spiegazioni della scienza sulle dinamiche dell’evento ma rimangono lancinanti i nostri perché è non abbiamo paura di rivolgerli al signore. La fede è sempre domanda, è sempre inquietudine del cuore. Non c’è una risposta tascabile, non c’è. Siamo dietro a un velo, ma quando ci vedrà tolto capiremo e capiremo tutto. Capiremo il perché di queste morti e di tutto il dolore che avvolge la terra.“, ha detto il vescovo Santoro, aggiungendo poi “Valeria, Gianmarco, Gian Mauro e Tonino ci rivedremo, quando ognuno di noi cesserà di essere un mendicante di luce e finalmente, tolto il velo, comprenderemo chi siamo, Ci rivedremo. “In primavera lungo Valle Majelama si scioglieranno le nevi e spunteranno i fiori.
Quanti torneranno sul Velino dovranno guardare quei fiori e portare alla mente i vostri sorrisi“.

Perché, cari amici, cari Valeria, Gianmarco, Gian Mauro, Tonino, quel fiume di gente era lì per voi, per salutarvi, per abbracciarvi, per accompagnarvi durante il vostro ultimo viaggio. Anche questo insieme, proprio come quelli immortalati nei numerosi scatti che vi ritrarranno insieme per sempre, sorridenti, felici, liberi di vivere la vostra passione fino in fondo. Ora siete lassù, fra le stelle, oltre la cima più alta.

Ogni volta che entreremo a Valle Majelama, che passeggeremo lì, in quel luogo che una ferita così profonda ci ha arrecato, vedremo dei fiori. E penseremo a voi, alla vostra voglia di vivere guardando oltre l’orizzonte con gli occhi fissi all’insù, alla ricerca della libertà tesa verso il cielo, il tratto di congiunzione più vicino alle stelle. Lo stesso cielo che la vostra presenza illuminerà ancora di più. Ogni passo che faremo, sarà sempre con voi al nostro fianco, che ci guiderete verso percorsi sicuri. E si, ci rivedremo. Nei fiori e nella luce, tra le valli e le montagne, tra le stelle e i colori della natura. Si, ci rivedremo.

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