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Fiera del 26 dicembre, meno stand nelle strade del centro città

Avezzano. Tutto pronto per la fiera di Santo Stefano, ma nelle strade del centro ci saranno meno standisti dell’anno fiera di Santo Stefano ad Avezzano sotto la pioggia (3)passato.  A  differenza dello scorso anno, infatti, il numero di espositori è diminuito. Mentre nel 2013 per i 242 posti disponibili sono arrivate 240 domande e sono stati assegnati 189 posti più 20 agli spuntisti. Quelli non assegnati sono stati alla fine 43. Quest’anno, invece , i numeri sono cambiati. Le domande pervenute sono state 183, di cui 152 già assegnati, 80 non assegnati e 59 liberi. Per gli spuntisti, poi, si deciderà la mattina stessa. Un crollo, dunque, consistente che si ripercuoterà anche sull’economia. “Questi dati sono sicuramente un segno tangibile della crisi anche perché il  quantum che viene pagato è equivalente ai metri quadrati occupati”, ha spiegato l’assessore al Commercio e alla viabilità, Roberto Verdecchia, “come al solito ci sarà l’ufficio Suap che controllerà l’assegnazione e la collocazione dei banchi la mattina di Santo Stefano. Speriamo che si reagisca a questa crisi e che i visitatori arrivino in tanti come negli altri anni”. La fiera si svolgerà come sempre tra via Mazzini, via Corradini, via Marconi, via Cataldi, via Sauro, via Fontana, via ex Albense, via Trento, via Trieste e corso della Libertà. Polemiche sono nate per il prezzo del posto che gli ambulanti dovranno pagare per partecipare alla fiera. “Per partecipare alla fiera negli scorsi anni si doveva pagare 70 euro tra occupazione suolo pubblico e quota di iscrizione”, ha precisato Nicola D’Angelo, commerciante da generazioni di abbigliamento ecamicerie, “quest’anno invece si dovranno pagare 41 euro di tassa per l’occupazione del suolo pubblico e 61 euro di quota partecipazione più le marche da bollo e le raccomandate e i vari documenti per presentare la domanda. Si arriva tranquillamente a 150 euro per un giorno di fiera senza alcun servizio e con un grande punto interrogativo sul meteo che metterebbe . La mia famiglia ha questa attività dagli anni 50, visto il periodo di crisi ci sembra veramente troppo dover sborsare tutti questi soldi per poche ore. Purtroppo però non avendo un’associazione che ci tuteli non riusciamo mai a farci sentire”